ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


Interventi sulla stampa

 

Articolo pubblicato su IL TEMPO
(Sezione:       Pag.     )
Giovedì 12 giugno 2003

di FRANCESCA MANDESE LECCE

 

Un contenitore di metallo e un panno imbevuto di liquido infiammabile.


È con questo mezzo rudimentale che, ieri mattina, si è tentato di dare fuoco al portone laterale del Duomo di Lecce. Il sacrestano, entrato in chiesa poco prima delle sette, ha visto il fumo e ha subito dato l’allarme, impedendo che le fiamme danneggiassero ulteriormente la struttura. L’incendio, quindi, ha interessato soltanto la porta e un tappeto situato all’ingresso. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e gli agenti di una volante di polizia.

L’ignoto attentatore non si è limitato a dare fuoco al rudimentale ordigno incendiario. Ha anche tappezzato il muro laterale del Duomo con scritte ingiuriose contro la chiesa, contro l’arcivescovo, monsignor Cosmo Francesco Ruppi, e contro il direttore del centro di accoglienza temporanea «Regina Pacis» di San Foca, don Cesare Lodeserto, stretto collaboratore dell’arcivescovo.

«Liberate gli immigrati dai lager» e «Bruceremo anche le altre chiese» sono due delle frasi scritte sul muro che hanno immediatamente indirizzato le indagini verso gli ambienti degli estremisti no global che, nelle ultime settimane, sono stati protagonisti di accese polemiche contro la legge Bossi-Fini e i centri di accoglienza per gli immigrati clandestini. Nel mirino dell’attentatore c’era soprattutto l’arcidiocesi leccese che, grazie all’impegno di don Cesare Lodeserto, ha fondato il primo centro di accoglienza per gli immigrati clandestini realizzato in Italia dalla chiesa negli anni della crisi del regime albanese. «Noi andiamo avanti ugualmente - ha commentato don Cesare - e non giudichiamo nessuno, anche perché tali gesti giudicano da sé gli autori: persone che si marginalizzano all’interno di una società fatta di democrazia e non di arbitrio».

Molto pesante anche la condanna del sottosegretario all’interno Alfredo Mantovano (An). «Incendiare la porta di una Cattedrale non è manifestazione di opinione - ha dichiarato l’esponente del governo - È un atto criminale che si pone fuori dalla stessa democrazia. È un atto che, al di là della ovvia solidarietà verso la diocesi e l’arcivescovo, non può essere tollerata nè coperta politicamente, neanche in modo implicito. È un atto che non resterà impunito».

«La rete dei centri di permanenza temporanea, tra i quali rientra il Regina Pacis - ha detto ancora Mantovano - è uno degli strumenti di contrasto dell’immigrazione clandestina. Se si contesta la loro esistenza in vita va ricordato che, in base alla legge Turco-Napolitano, chi entra clandestinamente, se non vi sono motivi umanitari, va espulso».


    

 

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