ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


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Articolo pubblicato su LA STAMPA Sabato 26 gennaio 2002

Maria Grazia Bruzzone

Il governo regolarizza i collaboratori domestici, ecco le norme


Immigrati, no alla sanatoria per l´industria


Il governo non ha alcuna intenzione di estendere la regolarizzazione dei collaboratori domestici agli immigrati clandestini che lavorano nell´industria. Una quota, quella degli irregolari, si sta abbassando. «E´ un discorso che nella nuova legge sull´immigrazione non si pone», taglia corto il sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano, estensore della normativa. Confermando la linea uscita dalla riunione di giovedì a palazzo Chigi, con Fini, Bossi, Maroni, Giovanardi ed esponenti di Forza Italia. Ne vale il fatto che ieri l´assemblea del Cnel abbia votato all´unanimità un documento, in cui si invita il governo a raggiungere sul delicato argomento dell´immigrazione una intesa bipartisan. E si chiede esplicitamente di prevedere, all´interno delle attuali norme sull´emersione del lavoro nero, «un´integrazione» che consenta ai lavoratori immigrati di ottenere la regolarizzazione del permesso di soggiorno, distinguendo fra «clandestini» e «irregolari». Niente da fare. Mantovano è esplicito: «Se uno è clandestino torna a casa. Per le colf e gli altri collaboratori domestici abbiamo provveduto alla regolarizzazione tenendo conto del particolare rilievo sociale di questa categoria, del disagio per gli anziani, dei rapporti personali con madri e bambini. Ma negli altri casi il datore di lavoro dovrà rispettare la legge. Altrimenti sarebbe una quasi sanatoria».

La regolarizzazione delle colf extracomunitarie e dei «badanti», come vengono chiamati gli assistenti domestici agli anziani agli infermi, è stata tuttavia attaccata dal centro sinistra. Livia Turco l´ha bollata come «sanatoria con tassa». «Quando non si pagano le tasse siamo degli evasori fiscali, quando le facciamo pagare veniamo ugualmente criticati», risponde l´esponente di An. «In ogni caso - aggiunge - qui non si tratta di tasse ma di contributi, ed è una garanzia di serietà per evitare che diventi davvero una sanatoria buona per chiunque. La nostra è una regolarizzazione seria, anche se la fa il centro destra».

Come funzionerà in pratica? Il datore di lavoro fa una dichiarazione (assumendosi la responsabilità di quanto dichiara perchè c´è una sanzione penale in caso di falso), in cui fa presente che la colf lavora alle proprie dipendenze da una data certa che non deve superare il 31 dicembre del 2001, documenta l´avvenuto versamento dei contributi per un tempo congruo e ottiene un permesso di soggiorno provvisorio per la colf. Con questo stringe un contratto di lavoro regolare e a questo punto la cosa è fatta. Ovviamente il lavoratore non dovrà avere precedenti penali o pendenze giudiziarie. Quanto alle tasse a carico del lavoratore, dovrà pagarle come gli altri cittadini, in base alle aliquote e a partire da quando inizia il contratto regolare. Si suppone che non saranno in tanti a dichiarare che la colf lavora in nero magari da cinque anni e il legislatore ne ha tenuto conto. Il periodo da cui far decorrere i contributi arretrati resta da definire ma Mantovano assicura che si tratterà di «un forfait e parla di «un trimestre o un quadrimestre».

Il Forum delle comunità straniere sostiene che in tanti verranno licenziati per riassumere altri collaboratori domestici in nero, alimentando la clandestinità che si dice di voler debellare. «Ogni legge funziona se c´è la buona volontà di applicarla da parte dei destinatari. Ognuno si deve assumere le proprie responsabilità. Non è che possiamo auspicare per legge che vi siano rapporti di lavoro al nero. Il datore di lavoro poi potrà decidere di diminuire la paga oraria in cambio delle sicurezza dei contributi, come si fa già oggi». Regolarizzate le colf, il governo affronterà in settimana l´altro spinoso problema, quello dei lavoratori stagionali.

Il ministro del lavoro Maroni incontrerà martedì i rappresentanti deelle varie categorie interessate e emanerà un decreto amministrativo. La questione è urgente soprattutto nell´agricoltura, dove il 40% dei nuovi assunti sono stranieri, contro il 50% nell´industria, concentrati al Nord. L´Italia, con 1.388.000 presenze di extracomunitari (il 60% dei quali soggiorna nel paese per lavoro, il 26% per motivi familiari, aggiungendo un 21% stimato di non conteggiati si arriva a quota 1.687.000), e con ritardo rispetto agli altri paesi europei, si avvia a diventare uno dei principali sbocchi dei flussi migratori.

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