ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


Interventi sulla stampa

 

Articolo pubblicato su La Stampa Domenica 10 marzo 2002



UNA BANCA DATI COMUNE PER I VISTI E SOPRATTUTTO UNA POLIZIA SOVRANNAZIONALE PER CONTROLLARE LE FRONTIERE

 

Contro la tratta una task force europea

Sta per partire «il piano globale» dellŽUnione per i clandestini


 

Da almeno un mese i rapporti riservati segnalavano migliaia e migliaia di cingalesi, di pakistani, di cittadini dellŽEstremo Oriente su navi, carrette, mercantili, pronti a oltrepassare il canale di Suez, in Egitto. E ancora migliaia di disperati venivano individuati in Turchia, anche loro pronti a imbarcarsi, destinazione Italia. Gli ultimi arrivi in Sicilia e in Calabria hanno confermato quelle indicazioni arrivate ai nostri apparati di sicurezza. La tragedia di Lampedusa si consuma mentre il Parlamento sta approvando la legge Fini-Bossi sullŽimmigrazione, allŽindomani del giro di vite sugli ingressi e nel pieno di unŽazione di contrasto preventiva e repressiva sullŽimmigrazione clandestina, che vuol dire anche lotta alla prostituzione e al traffico di droga. Le statistiche rese pubbliche dal ministro dellŽInterno, Scajola, nella conferenza stampa al Viminale tenuta insieme con Berlusconi e Fini, spiegano che con lŽattuale legislazione (ereditata dal governo dellŽUlivo) nel secondo semestre 2001 vi sono stati più «respingimenti coattivi alla frontiera» rispetto al primo semestre: da 33.361 a 42.087. Ma tra luglio, agosto e settembre gli sbarchi, per le condizioni meteo, sono stati sempre più numerosi .

La situazione è migliorata alla frontiera di Gorizia, dove si stanno sperimentando pattuglie miste italo-slovene: gli arresti dei trafficanti raddoppiano e anche i sequestri dei mezzi sono in aumento. Insomma, il governo si ritiene soddisfatto per quel che è riuscito a fare finora, in attesa dellŽentrata in vigore della legge Bossi-Fini. Anche a livello di Comunità Europea si sta cercando di elaborare un piano comune di lotta allŽimmigrazione clandestina, nel recente vertice informale di Santiago di Compostela è stato varato il «piano globale di lotta contro lŽimmigrazione illegale». Si tratta del terzo capitolo, lŽultimo, di una strategia complessiva che ha visto prima affrontare il problema dellŽasilo e dei rifugiati, poi la questione dellŽimmigrazione legale e, infine, la lotta allŽimmigrazione illegale, il «piano globale», appunto. Questo piano, per il momento solo accennato e non ancora definito e approvato, prevede la creazione di una comune banca dati dei visti, un rafforzamento di Europol nella lotta ai trafficanti di clandestini, una politica di accordi di riammissione e di rimpatri. È tema allŽordine deel giorno dei Quindici la trattativa, per siglare accordi di riammissione, con il Marocco, la Russia, lo Sri Lanka e il Pakistan. Infine, e per lŽItalia è forse il punto più importante, tra i Quindici sta maturando la consapevolezza della necessità di dotarsi di una task force di polizia comune di frontiera. Proprio a Roma, il 30 maggio, si terrà il vertice dei ministri dellŽInterno in occasione della presentazione dello studio di fattibilità della polizia comune di frontiera (anche marittima).

In Italia, in questo momento, si pone soprattutto lŽaccento sul contrasto, sulla lotta ai clandestini. Cominciando col denunciare la scarsa collaborazione della Turchia e dellŽEgitto nella politica di prevenzione e repressione del traffico. Le ultime dichiarazioni dellŽambasciatore turco a Roma vanno nella direzione di riconoscere che il problema esiste. A livello di governo vi è la consapevolezza, come ripete in questi giorni il sottosegretario allŽInterno, Mantovano, che gli sbarchi continueranno fino a quando non si riuscirà a impedire che le navi salpino con i loro carichi di clandestini. Tragedie come quella di Lampedusa si ripeteranno fino a quando non si bloccheranno le navi nei porti di partenza. E, dunque, occorre stringere con questi paesi (Turchia ed Egitto innanzitutto) accordi di riammissione e di rimpatri. Da un certo punto di vista la macchina preventiva-repressiva interna funziona meglio: la Puglia e il Nord-Est non sono più frontiere colabrodo mentre restano le falle della Sicilia e della Calabria. E chi sfugge alle maglie dei controlli di frontiera, adesso ha maggiori possibilità di essere bloccato e rimpatriato come dimostrano le operazioni di polizia di queste settimane.

Questa politica, naturalmente, non piace allŽopposizione che ricorda come le scelte proibizionistiche producano fenomeni paralleli e illegali: a una politica di blocco degli ingressi, di chiusura nei confronti dellŽimmigrazione legale, corrisponde uno sviluppo dellŽimmigrazione clandestina. E se le frontiere sono chiuse, se non si favorisce unŽimmigrazione regolare - è il ragionamento dellŽopposizione - non si incentivano neppure gli accordi di riammissione con quei paesi al centro dei flussi migratori che hanno come destinazione lŽEuropa.

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