ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


Interventi sulla stampa

 

Articolo pubblicato su CORRIERE DELLA SERA Martedì 12 marzo 2002

Alessandra Arachi

Il sottosegretario Mantovano chiede nuove tecniche di investigazione per contrastare il traffico. Belgio e Olanda maggiori produttori

 

L’Onu accusa i governi: non combattono l’ecstasy

Il documento alla conferenza di Vienna: picco dei consumi in Finlandia e Svezia, ma l’Italia avanza


 

VIENNA - Arriva dall’Onu ed è un rimprovero senza sconti: si fa troppo poco per contrastare l’ecstasy. La devastante droga chimica ormai diventata una moda, parte integrante della cultura dei giovanissimi. Quelli che vivono nei paesi più ricchi del mondo e si sentono trendy a sballarsi con le pasticchette colorate. «Ma nonostante questo, soltanto il 39% dei governi ha adottato programmi specifici di prevenzione». E’ un sussurro che grida il documento dell’Undcp ( United nations office for drug control crime prevention ), l’organismo mondiale per la lotta e la prevenzione delle droghe. Verrà discusso giovedì nella conferenza dell’Onu sugli stupefacenti, cominciata ieri a Vienna con l’intervento della nostra delegazione, guidata da Alfredo Mantovano, sottosegretario agli Interni. Lancia un allarme mondiale l’Undcp per quelle che chiama «droghe ricreative». «L’ecstasy e le anfetamine in genere hanno stravolto l’immagine tradizionale dell’abuso di droghe che, un tempo, erano appannaggio di chi viveva ai margini della società. Con l’ecstasy sono diventate un’abitudine della vita della gioventù più alla moda». E i governi stanno a guardare. Nelle tabelle mondiali l’Italia non è nella zona a rischio dell’ecstasy. Non ancora. Si fermano al 1999 i dati dell’Undcp sui consumi e sul traffico delle droghe sintetiche. E non hanno fatto in tempo a registrare l’emergenza che nel nostro Paese è esplosa nell’ultimo anno: il consumo di ecstasy si è quadruplicato. Lo ha segnalato, cifre alla mano, il prefetto Pietro Soggiu, capo del Dipartimento governativo antidroga, anche lui a Vienna. Di questo passo l’Italia non tarderà a raggiungere gli altri Paesi europei, dove le droghe chimiche sono, in media, un abuso per il 10% dei consumatori di stupefacenti. Con picchi in Finlandia (44,3%) e Svezia (39,7%).

L’Europa è il fulcro mondiale dell’ecstasy. Per il traffico, visto che quasi il 75% dei sequestri del mondo vengono fatti qui. Ma soprattutto per la produzione: in testa alla classifica ci sono Paesi Bassi e Belgio.

E all’assemblea dell’Onu tocca al capo della nostra delegazione segnalare il «caso Italia» rimasto fuori dalle tabelle ufficiali. Per il consumo di anfetamine. Ma anche per il pericolo della cannabis: «Gli ultimi sequestri hanno rilevato una marijuana con un principio attivo elevatissimo: fino al 18% di Thc, contro il 2-3% di alcuni anni fa», spiega Alfredo Mantovano che all’Onu ha ribadito la fermezza del governo italiano contro tutte le droghe, senza distinzione tra leggere e pesanti. Il sottosegretario agli Interni è arrivato a Vienna con una risoluzione operativa: l’Italia chiede all’Onu di adottare nuove tecniche di investigazione per contrastare il traffico di droga insieme al traffico di armi e al traffico di essere umani. Venerdì arriverà a Vienna anche il vicepremier Gianfranco Fini per appoggiare la risoluzione.

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