ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


Interventi sulla stampa

 

Articolo pubblicato suQN
IL GIORNO il Resto del Carlino LA NAZIONE

(Sezione: LA NAZIONE       Pag.    9 )
Mercoledì 19 ottobre 2005

di Laura Gianni

Analisi sottosegretario Mantovano

 

 

«Si ai rinforzi, ma urge il centro immigrati»


 

Una promessa, un'ammissione e una proposta che è quasi una sfida. Si può riassumere così, in estrema sintesi, il risultato del tavolo di laovro fra il sottotsgeretario agli Interni Alfredo MAntovano, il vice capo della Polizai Luigi De Sena, il prefetto Eleonora Laffei e tutti i vertici delle forze di polizia cittadine. La promessa è quella dell'arrivo di rinforzi per l'organico della questura. Che - questa è l'ammissine arrivata per la prima volta in una sede ufficiale - è atualmente «in rosso» per l'undici percento. Ma attenzione - e questa la sfida lanciata alle amministrazioni locali - rinforzi da soli non bastano: la sicurezza di Prato, ragiona l'onorevole Mantovano, dipende in massima parte dalla criminalità e dai comportamenti illeciti degli immigrati clandestini, per cui senza un centro di permanenza temporaneo per stranieri collocato all'interno della regione non si arriva da nessuan parte.

Si attendevano risposte dal sottosegretario Mantovano e, sia pure con tutte le cautele del caso, sono arrivate. «Siamo venuti io e il prefetto De Sena ad ascoltare, a raccogliere dati che ora necessitano di un 'elaboarazione - ha esordito Mantovano in conferenza stampa - Certo è che la vicenda-Prato è particolare per la presenza di una forte quota di tracomunitari. molti dei quali clandestini. Il 60 per cento dei reati commessi quotidinamente e in particolare quelli che destano maggiore allarme sociale, è compiuto da immigrati irregolari. Non possiamo risolvere questo problema solo con le forze di polizia, tanto più ora che i fronti su tutto il territorio nazionale si sono allargati: per il terrorismo siamo passatì da 1800 obiettivi a 13.600, la criminalità organizzata ci tiene impegnati, il moltiplicarsi delle manifestazioni accresce i nostri interventi per l'ordine pubblico. In questo quadro la coperta degli organici, sia pur ripianaata a livello nazionale, resta corta».

La soluzione secondo il sottosegretario Mantovano, passa allora da altre strade. Ovvero da un centro di permanenza temporaneo collocato finalmente collocato in Toscana. Le espulsioni con accompagnemento ai centri immigrati dall'inizio dell'anno sono state 153 contro le 112 del 2004 e 428 le intimazioni a lasciare l'Italia contro le 176 lo scorso anno. «Questo vuol dire che con posti disponibili nei centri temporanei le espulsioni sarebbero state più del doppio - argomenta Mantovano -Sappiamo anche noi che le intimazini a lasciare il Paese nonvengono seguite da nessun comportamnento concreto. Ma quando i posti nei cpt ci sono, quasi sempre la questura deve sobbarcarsi l'onere di trasferte lunghissime con distrazioni degli agenti da altri serviiz perchè qua non c'è». Ma il centro di permanenza temnporanea in Toscana non ha mai avuto strada. «Non per volontà del governo, che è pronto ad aprirli ovunque sia necessario,. Ci sono pregiudiziali ideologiche - replica Mantovano - che dovevano cadere. Discutiamo pure delle condizioni interne dei centri, ma non della loro necessit. Sno voluti dalla Ue e dalla nostra prensenza in Schengen».

Poche ore prima il sindaco Romagnoli aveva espresso la necessità la necessità di rafforzare la presneza dello Stato inviando rinforzi per le forze di plizia. «Abbiamo raccolto le indicazioni per rafforzare gli organici - speiga il prefetto De Sena - ma questyo non può avvenire nel giro di qualche giorno. Lìorganico della questura ci arisulta in deficit dell'undici per cennto, ovvero di 20-30 uomini (che gravano in gran parte su volanti e suqadra mobile, ndr) mentre per i carabinieri i livelli sono a regime». PArticolarmente sentito il sottodimensinamento della squadara mobile in rapporto alle indagini svolte, ma il prefetto De SDena assicura che sono allo studio con il questore Gicomno Dentici l'aggregazione di alcuni agenti in atesa che la pianta organica consenta soluzioni definitive. Almeno la pormessa per ora c'è.


    

 

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