ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


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Articolo pubblicato su IL MESSAGGERO
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Mercoledì 24 Settembre 2003

di ANNA MARIA SERSALE

La nuova legge sarà pronta entro l’anno. Il leader di An Fini conferma: “tolleranza zero” per chi usa droghe leggere o pesanti

Mantovano: niente carcere per uno spinello

Il sottosegretario: puntiamo anche sul recupero. I radicali contro il governo: posizioni talebane


ROMA - Linea dura sì, ma «niente manette, logica poliziesca o retate». Il giorno dopo l’annuncio del giro di vite sulla droga Gianfranco Fini ribadisce che sarà «tolleranza zero», augurandosi che prevalga «l’onestà intellettuale» in chi solleva la polemica. La proposta Fini è totalmente condivisa dal ministro della Giustizia Roberto Castelli: «Sì, ci vuole il pugno duro per contrastare il traffico di stupefacenti. In Europa c’è molta ipocrisia. Non si capisce come si possa lottare contro il fenomeno, ammettendo il consumo personale di droga».
Però la legge annunciata da Fini non avrà vita facile. Gli anti-proibizionisti e la sinistra insorgono. I radicali parlano di «linea talebana», verdi e diessini definiscono il provvedimento «oscurantista». Divisioni nei partiti di Governo. E posizioni antiproibizioniste anche tra alcuni ministri in carica: Stefania Prestigiacomo (Pari opportunità) e Antonio Martino (Difesa).
La legge annunciata da Fini considera reato anche il solo uso di sostanze stupefacenti e annulla ogni distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti. Anche lo spinello, dunque, sarà reato. «Ma per lo spinello non ci sarà certo il carcere - spiega il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano - Si prevede una sanzione amministrativa». Dunque, non tutto sarà reato penale.
Come accade da trent’anni a questa parte il dibattito lacera l’Italia. E’ scontro tra proibizionisti e anti-proibizionisti. Si levano critiche anche da esponenti della Casa delle Libertà. Il vice presidente della Camera Biondi è convinto che «proibizionismo e inasprimento delle pene non serviranno ad eliminare le cause». Toni pesanti anche da Tiziana Maiolo di Forza Italia: «Decisione sbagliata ed emotiva». Per il Governo la cannabis fa danni quasi quanto l’eroina: «E’ falso pensare che ci siano droghe buone e droghe cattive, la droga è droga e come tale va combattuta. Non ci può essere libertà di farsi del male», sostengono Fini e Mantovano. Analoghe affermazioni dal ministro per la Salute Girolamo Sirchia.
Ma i divieti «senza distinzioni» scatenano le critiche di chi non accetta che «hashish e marijuana vengano messi sullo stesso piano di ecstasy ed eroina». «Fare di tutta l’erba un fascio è solo una scorciatoia - dice don Ciotti, il fondatore del gruppo Abele, da vent’anni in prima linea per il recupero dei tossicodipendenti - E’ un modo per fare la voce grossa, per dare l'impressione che tutto sia in ordine, senza affrontare il problema». Analoga la posizione di don Vinicio Albanesi, fondatore di Capodarco, duecento sigle e 2.000 strutture, che dice: «La repressione è una cosa vecchia, non basta. Anche perché il fenomeno è cambiato. Quei “tossici” cui fa riferimento la legge non esistono più. Nelle Comunità ci sono solo i trenta-quarantenni con una lunga dipendenza da eroina. I giovani si ”fanno” in un altro modo e non li fermerà la paura del carcere o delle multe. La droga è talmente degenerante da far saltare ogni comportamento sociale, compreso la vergogna delle sbarre. La verità è che i nuovi drogati prendono di tutto, mix di pasticche, alcol, fumo: non si sentono drogati e non arrivano neppure nelle Comunità». E don Gallo della Comunità del Porto di Genova commenta: «La proposta di Fini è una bestemmia». Reagisce An, schierata con il suo leader: «Non c’è alcuna repressione fine a se stessa - sostiene Andrea Ronchi, parlamentare di Alleanza nazionale - Occorre un cambio culturale. Ci battiamo per la difesa della vita e della dignità umana. E per questo faremo una nuova legge».
Intanto, monta la polemica. Con il referendum radicale del 1.993, che modificò la legge Iervolino-Vassalli, fu cancellata la «dose minima giornaliera». Il consumo non era più punibile. Il Centro destra, invece, vuole reintrodurre la punibilità del consumo. «Graduando le pene - spiega Mantovano - Sarà la dose massima sostenibile a far scattare le sanzioni amministrative oppure quelle penali».


    

 

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