ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


Interventi sulla stampa

 

Articolo pubblicato su IL MATTINO Lunedì 18 febbraio 2002

MARIA PAOLA MILANESIO

 

«Mancano leggi anticorruzione»




«Dieci anni fa la corruzione c’era, era diffusa e Mani pulite l’ha fatta emergere, sia pure in parte e sia pure con mille limiti. Oggi la corruzione c’è, è diffusa ed emerge solo episodicamente». È questo il quadro che delinea Alfredo Mantovano, sottosegretario agli Interni, nonché magistrato, anche se in aspettativa dati gli impegni politici.

Un bilancio niente affatto positivo.
«Sì, anche perché alla voce corruzione, che continua a esserci, si aggiunge un abbassamento del grado di credibilità della magistratura e del livello di efficacia dell’intervento giudiziario».

Le colpe, allora, sono anche del Parlamento, che non ha approfittato di questi anni per fare leggi anticorruzione.
«Non solo il legislatore non ne ha approfittato, ma si è avuto anche un abbassamento dei controlli coincidente con alcune importanti leggi varate nella passata legislatura. Faccio qualche esempio: eliminazione dei comitati regionali di controllo, snaturamento della figura del segretario comunale che da garante della legalità all’interno del municipio è diventato segretario del sindaco. In più, tutte le proposte avanzate dalla commissione anticorruzione sono rimaste sulla carta. La sfida che attende questa legislatura è provvedere in modo serio su questo fronte».

Con una commissione?
«Forse si potrebbe già tentare l’elaborazione di qualche proposta o disegno di legge, senza passare attraverso strade lunghe e tortuose come quella dell’istituzione di una commissione parlamentare».

Le indagini di Mani pulite sono state a senso unico? I comunisti furono lasciati fuori?
«Non è immaginabile che all’epoca da Botteghe oscure si alzasse il telefono e dall’altra parte del capo il Pm si mettesse sull’attenti. È una immagine troppo banale, distante dalla realtà. Che cosa è successo, allora? La politicizzazione di fasce della magistratura è antecedente al ’92, comincia piuttosto nella prima metà degli anni ’60. Col tempo emerge in una parte di essa l’idea che il compito sia non solo sanzionare i comportamenti illeciti dei singoli esponenti politici, ma di controllare la politica nel suo insieme. Questo dato non coincide con il collateralismo, anzi è una suggestione ideologica che riguarda pure magistrati non orientati a sinistra. A questo si aggiunge un elemento di ordine pratico: è più facile occuparsi di un fascicolo dove si ipotizza la classica corruzione imprenditore-politico, piuttosto che una serie di illeciti che potrebbero essere imputabili al sistema di finanziamento del Pds. Non c’è chi confessa, sono necessari accertamenti bancari molto complessi. Dove si indirizzava allora il Pm sapendo che c’erano i giornalisti dietro la porta?»

In questi dieci anni la destra ha cambiato il suo atteggiamento verso i magistrati: dal sostegno a un progressivo distacco.
«La posizione del Msi era quella di un partito che da decenni denunciava la corruzione politica ed era pertanto favorevole a farla emergere. Gli anni hanno messo in risalto il desiderio di fasce della magistratura di controllare la politica nel suo insieme, e ovviamente questo atteggiamento non poteva da noi essere condiviso».


vedi i precedenti interventi