ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


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Articolo pubblicato su IL MANIFESTO Venerdì 25 gennaio 2002

ANDREA FABOZZI

Immigrati, stagionali nel caos. Il governo pensa alle colf e inventa una tassa


Sanatoria per pochi e per chi può pagare


ROMA Il metodo è antico ed era nobile: partiamo da noi. Berlusconi lo ha imposto per la giustizia, per il fisco, per le ristrutturazioni domestiche e da ieri anche per risolvere la pratica immigrazione. Così la maggioranza ha trovato al termine di un vertice chez Fini la soluzione per i lavoratori stranieri non in regola. Pensando alla tipica famiglia che ha a cuore, quella che vive ad Arcore o nei sondaggi. Saranno regolarizzati (per carità, che non si parli di sanatoria) solo i, meglio le collaboratrici domestiche. E chi assiste un anziano o un malato. Che non ci resti scoperto il nonno. Bisognerà però pagare una tassa. Ma i soldi, si sa, non per tutti sono un problema.

Si sono visti di buon mattino, a palazzo Chigi, nello studio del vice presidente del consiglio Fini. C'erano Bossi e Maroni, il democristiano Giovanardi e Mantovano, sottosegretario competente di An. La speranza era quella di far fare la pace ai "duri" in camicia verde (o nera) e i cattolici, per superare lo scontro che tiene bloccato il disegno di legge Bossi-Fini in commissione al Senato. Ci sono riusciti? Sul momento sembrava di sì, poi la girandola delle dichiarazioni pomeridiane ha messo in chiaro che lo scontro è solo rimandato.

Intanto ecco la sostanza dell'accordo, che sotto forma di emendamento (come del resto era largamente previsto) entrerà nel disegno di legge Bossi-Fini. Saranno regolarizzati quei lavoratori immigrati che dimostreranno di avere un lavoro come assistente domestico, una alloggio e che non abbiano carichi pendenti con la giustizia (secondo le stime della Caritas, 200mila persone). Ma dovranno pagare una parte delle tasse per il pregresso. Mentre una quota a titolo di contributi arretrati andrà a carico dei datori di lavoro, ma è impossibile escludere che anche questa spesa non finisca col ricadere sui lavoratori. Tutti gli altri restano fuori. Del resto, se lo sguardo di un ministro non va oltre il tinello di casa, dove si affatica la colf, perché sperare che si accorga degli operai? A loro, forse dopo chissà vedremo, penserà la legge per l'emersione del lavoro nero. Trovata l'intesa, è stata data ampia facoltà di dividersi sull'interpretazione.

Per Buttiglione si tratta di "un ottimo risultato" che sarà esteso anche agli altri lavoratori: "Vigileremo che anche per loro valgano gli stessi principi nell'ambito della normativa per l'emersione del lavoro nero". Per Maroni "non c'è e non ci sarà una sanatoria". Per Magnalbò di An "la soluzione non è contraria al principio della legalità che contraddistingue la politica di An". Per il leghista Cè "chiunque entri nel nostro Paese in maniera clandestina non può essere soggetto a nessun tipo di sanatoria, su questo punto la Lega non transige". Per Giovanardi, infine, la sanatoria completa sarebbe "dannosa per gli stessi immigrati". Nell'opposizione è soprattutto Livia Turco, ex ministra degli Affari Sociali, a dirsi "indignata" perché "il governo ha introdotto una nuova tassa, anzi una tangente per la regolarizzazione. La soluzione trovata non è altro che un mix di ipocrisia e schizofrenia cui il governo deve ricorrere per tenere insieme la sua maggioranza". Meglio sarebbe per l'esponente della Quercia "ripristinare la figura dello sponsor previsto dalla attuale legge e liberalizzare le chiamate per lavoro domestico", come propone un emendamento dell'Ulivo.

Ma per il governo si apre un nuovo fronte di polemica con gli imprenditori del nordest. Il presidente degli idustriali veneti Luigi Rossi Luciani attacca Maroni per la sua decisione di annullare le richieste di autorizzazione già presentate per il 2002 perché il governo non ha ancora ufficializzato il decreto sui flussi. "E' un provvedimento illogico, fortemente lesivo per l'economia del nordest. Abbiamo visto tutti le code disumane di imprenditori e lavoratori davanti alle direzioni provinciali del lavoro nelle freddissime notti di gennaio - dice Rossi - e adesso si viene a sapere che erano lì per nulla". Anche la Coldiretti incalza Maroni perché "venga subito emanato il provvedimento per l'ingresso dei lavoratori stagionali", mentre la Cgil accusa il ministro del Lavoro di "incompetenza al limite del ridicolo". Il ritardo del governo, dice il segretario confederale Casadio, "contrasta con il fabbisogno delle imprese e dei sistemi produttivi locali, con effetti deleteri sui settori più dinamici della nostra economia".

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