ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


Interventi sulla stampa

 

Articolo pubblicato su LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
(Sezione:  BARI CITTA'   Pag.   28  )
Sabato 24 maggio 2003

c.f.

Il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano ospite dell'istituto «Santarella»

Appello agli studenti: «Fermate i vostri amici che cedono ai clan»


Un'aula magna affollata di ragazzi. Qualcuno magari è distratto, preso dai messaggini ricevuti sul telefono cellulare, qualcun altro rumoreggia, annoiato. Ma c'è anche un'anima attenta nella grande aula dell'Istituto professionale «Santarella», una delle sedi del progetto ministeriale «A scuola di legalità».

Ma come spiegare in una scuola per certi versi difficile cosa sia il rispetto delle regole? Come convincere i ragazzi che la legalità conviene? Il Ministero dell'Interno - che con la Prefettura e i vertici dell'istituto ha promosso il progetto - ha scelto un testimonial di grande suggestione. Si chiama Gioacchino Basile, sindacalista della Cgil, palermitano. Un uomo che, negli ultimi trent'anni, ha denunciato la mafia in tutte le sue articolazioni. Ha denunciato e ha resistito. Basile, ospite del preside Gennaro Mesto, spiega la mafia, gli omicidi, i condizionamenti, le intimidazioni, le connivenze. Il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano sgrana la storia siciliana e italiana degli ultimi anni, l'omicidio di Pio Latorre, quello del prefetto Dalla Chiesa ma anche le vicende dei Cantieri Navali. Nel porto di Palermo gli operai venivano messi in cassa integrazione, e dunque i Cantieri usufruivano degli ammortizzatori sociali e dunque dei soldi dello Stato, però poi tenevano la manodopera a lavoro nero. «La mafia non agisce solo con i proiettili - ha detto Mantovano agli studenti - La mafia non garantisce pace sociale, ma morte e distruzione».

Il sottosegretario parla di Bari, dei quartieri un tempo presidiati dalle sentinelle della criminalità organizzata, «ragazzi come voi, della vostra età», dice Alfredo Mantovano, seduto accanto al prefetto Tommaso Blonda, rivolgendosi agli studenti del «Santarella».

Racconti, ricordi, esempi. Bastano per insegnare la legalità? La storia di Gioacchino Basile è la testimonianza di chi pure ha traballato tra la comoda scelta del «mi-faccio-i fatti-miei» e la voglia improvvisa e prepotente di denunciare. Così il sottosegretario affida un consiglio-appello agli studenti: «Se vedete un amico che sta per fare una scelta sbagliata, prendetelo per il braccio e ditegli: "Scemo, cosa stai facendo? Adesso forse rimedi 10, 50 euro, ma poi dove andrai a finire?"». Alla fine i ragazzi cedono al richiamo di un dibattito intenso, l'eco della legalità, della democrazia e della libertà è troppo più forte dell'indifferenza. E gli studenti domandano infine se esistano momenti di resa. «Sì, esistono momenti brutti, momenti di debolezza - risponde Gioacchino Basile - ma sono sempre sconfitti dai momenti belli, quando la solidarietà della gente riesce a spiazzare perfino la mafia».


    

 

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