ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


Interventi sulla stampa

 

Articolo pubblicato su LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
(Sezione:  CRONACA di LECCE   Pag.     )
Venerdì 16 maggio 2003

e.t.

Stefano Salvemini è morto ieri mattina nella sua casa di via Zanardelli. Oggi, dalle 11, la camera ardente a Palazzo Carafa. I funerali in Cattedrale

La scomparsa del sindaco galantuomo

I suoi insegnamenti? Coerenza dei rapporti, rispetto dell'avversario, amore per la città

 

Scompare il sindaco galantuomo. Stefano Salvemini è morto, ieri, nella sua casa di via Zanardelli, dopo una lunga malattia. Oggi, a partire dalle 11, sarà aperta ai cittadini la camera ardente allestita a Palazzo Carafa, nella sala consiliare dove aveva messo piede, per la prima volta, nel 1975, quando fu eletto consigliere per il Partito socialista e nella quale sedette, da sindaco, dall'aprile '95 al novembre '97. I funerali si svolgeranno alle 17 nella Cattedrale, in piazza Duomo.

Animato dalla passione politica e dall'amore per la scuola, Salvemini, oltre che in consiglio comunale, si candida al Senato (negli anni Settanta) ed è molto impegnato nella didattica sia come preside sia nell'ambito della Cgil scuola. Quando si allonta dalla militanza attiva, pur rimanendo fedele all'ideale socialista, Salvemini svolge un'intensa attività nel Centro "Salvatore Allende", primo tentativo di circolo culturale laico. Riprende il rapporto con la politica in occasione della candidatura al Senato di Giovanni Pellegrino (con l'allora Pds) tra il '92 ed il '95; poi, in occasione delle elezioni comunali del 22 aprile '95, viene scelto dalla sinistra come candidato sindaco. «Nacque quasi come una candidatura di testimonianza - ricorda Gianni Turrisi, che fu anche assessore nella sua giunta - tanto forte sembrava lo schieramento di centrodestra che però si divise sui due candidati Franco Faggiano e Giorgio Quarta Colosso. Nella campagna elettorale la città ebbe modo di apprezzare la civiltà morale oltre che coerenza politica di Salvemini». Nel corso dell'amministrazione, però, tornarono ad emergere scenari già noti, il consiglio comunale che diventava rissoso, tra malumori, malesseri ed aspirazioni più o meno legittime. Il suo profilo innovatore si andò sempre più appannando e ci fu la crisi, con le sue dimissioni, prima, e la sfiducia, poi. «Con Salvemini si instaurò il rapporto per l'attivazione dei fondi comunitari - continua Turrisi - Si diede il via ad un parco di progetti, rivisitandoli e migliorandoli, che hanno portato a Lecce i duecento miliardi di lire. Cito, per esempio, il Conservatorio di Sant'Anna, il complesso dei Teatini, tutto il Programma Urban, la ristrutturazione del castello, la condotta a mare, i rapporti con la Fondazione Memmo. Salvemini non fu solo il galantuomo coerente - osserva Turrisi - la bella persona che dava significato al rapporto umano oltre le collocazioni politiche ma anche l'amministratore lungimirante, che, forse, si è messo da parte un po' troppo presto. Se la città oggi è veramente più bella è anche per lui».

In particolare, a Turrisi ed agli altri della "squadra" Salvemini «ha insegnato a mettere il cuore e il distacco nelle cose, lasciando non solo a chi era dalla sua parte ma anche agli avversari qualcosa d'importante, come la coerenza dei rapporti, il rispetto dell'avversario, l'amore per la città, l'intransigenza nei confronti delle nefandezze». Antonio Torricelli ricorda che la sua esperienza politica si è spesso incrociata con quella di Salvemini. «Fu eletto insieme a me per la prima volta nel 1975 - rammenta - io socialdemocratico giovanetto alle prime armi e lui socialista di sinistra con una personalità già affermata, che poi lo portò a metà consiliatura a dimettersi perchè non condivideva il modo di fare politica del suo partito in quel momento, strappando la tessera. E' stato un uomo di grande statura e di moralità, uno dei pochi grandi signori della politica, apprezzato anche dagli avversari. Poi l'ho incrociato, io assessore alla Pubblica istruzione, con le telefonate giornaliere che, da preside dello "Scipione Ammirato" - continua - mi faceva tutti i giorni, tenendo moltissimo alla sua scuola. Negli ultimi quattro anni, siamo stati seduti fianco a fianco all'opposizione». «Uomo nobile ed onesto», aggiunge Loredana Capone, assessore nella sua Giunta. «La mia esperienza politica è nata con lui - fa sapere - che ha avuto fiducia e stima in me oltre i miei stessi meriti. E' sempre stato poco incline ai compromessi quotidiani della politica, ed ha servito la città come un padre; odiava le riunioni lunghe e improduttive, un uomo vero che non diceva e disprezzava le bugie e per questo teneva molto in considerazione le persone concrete e capaci. Un uomo onesto, sempre educato, rispettoso e generoso dei deboli ma fermo nel non scendere a compromessi». «Con Salvemini - dice Giuseppe Merico , segretario provinciale dei Comunisti italiani - scompare un uomo perbene, un compagno grazie al quale e con il quale la Lecce democratica, progressista, di sinistra ha vissuto una pagina, anche se breve, molto significativa di rinnovamento e di speranza».

Molto sentita la scomparsa pure nel centrodestra. Alfredo Mantovano, sottosegretario all'Interno, dice che «ci sono lutti che non riguardano soltanto i parenti, gli amici, i colleghi di lavoro. La morte del professor Salvemini addolora la città nel suo insieme e, in modo particolare quella comunità politica che ne ha sempre apprezzato, al di là degli schieramenti, lo stile, la signorilità, la capacità di elevarsi sopra l'ordinario. La vicinanza al dolore della famiglia non può disgiungersi dalla gratitudine per tutto quello che il preside Salvemini ha costantemente insegnato».

E Saverio Congedo, segretario provinciale di An, fa sapere di aver «conosciuto il professor Salvemini durante il suo mandato di sindaco e ne conservo il ricordo splendido di un maestro di stile, di un avversario politico amabile e leale, di un amministratore equilibrato e generoso».


   

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