ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


Interventi sulla stampa

 

Articolo pubblicato su l'Unità
(Sezione:   Pag.    )
Sabato 27 luglio 2002

di ce.bu.



Schedati e filmati i manifestanti di Genova.
Mantovano (An): "Per controllare la polizia"


I manifestanti arrivati a Genova per le manifestazioni della scorsa settimana, schedati e filmati dalla Digos. Non solo. Filmati i loro documenti, filmate le loro auto e tutto il contenuto dei loro bagagli. E in qualche caso fermati e ‘condotti’ alla più vicina postazione degli investigatori, proprio per effettuare i rilievi video.

Tutto questo è accaduto a molti dei manifestanti (quasi quattromila) arrivati nel capoluogo ligure in auto tra il 18 ed il 20 luglio 2002, ed è stato oggetto due giorni fa di una interpellanza urgente di tre parlamentari di Rifondazione comunista (Mascia, Pisapia e Giordano) alla quale ha risposto in Aula il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano (An).

«Nelle giornate del luglio 2002 a Genova, reparti composti da ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria appartenenti alla polizia di stato hanno compiuto diverse operazioni di controllo dell'identità dei cittadini, che erano in arrivo nella città – recita l’interpellanza –. Risulta che in tali operazioni di controllo, oltre alla richiesta di documenti d'identità, a numerosi cittadini sia stato imposto di uscire dai propri autoveicoli e di mostrare il contenuto dei propri bagagli e delle vetture in cui viaggiavano: tutte queste operazioni venivano filmate e i documenti anche fotografati. In alcuni casi persone fermate per l'identificazione all'autogrill sulla Milano-Serravalle, precedente l'uscita di Bolzaneto, sono state poi obbligate a recarsi al casello di Bolzaneto scortate dalle auto della polizia, affinché la Digos potesse procedere alle riprese video”.

“Questa forma atipica di fotosegnalamento, in assenza di elementi o indizi di commissione di reati che lo legittimassero – continua il documento dei parlamentari – determina ingiustificate compressioni dei diritti costituzionali dei cittadini, in quanto si viene a costituire così una schedatura illegittima ed anticostituzionale di coloro che desiderano esprimere liberamente le proprie opinioni politiche partecipando alle manifestazioni politiche; l'eventuale esistenza di direttive ad operare in tal senso da parte dei dirigenti della questura di Genova, ovvero del questore medesimo, non attenua, ma rende ancor più grave un simile modus operandi. Il codice di procedura penale stabilisce che i rilievi fotografici, possono essere esperiti solo nei confronti delle persone indagate per la commissione di reati. Anche la legge sulla privacy è stata palesemente violata”.

Nella sua risposta, Mantovano spiega che «l'effettuazione delle riprese video, che non possono essere considerate attività di fotosegnalamento, è stata eseguita, su disposizione della questura di Genova, con finalità di prevenzione per acquisire immagini utili ad eventuali riscontri successivi in caso di disordine e per dare adeguati segnali preventivi». E secondo il sottosegretario, lo svolgimento pacifico delle manifestazioni è dipeso anche da questa sorta di ‘schedatura’. Ma la risposta più sorprendente data da Mantovano è stata che «le riprese effettuate (dalla polizia) sono servite a documentare proprio il regolare svolgimento delle operazioni della stessa polizia».

La replica del sottosegretario non ha però soddisfatto i parlamentari. «Ritengo che tutto quello che è avvenuto contrasti con le garanzie – ha dichiarato Graziella Mascia –. Nessuna prevenzione e nessuna emergenza possono costituire motivi validi per contravvenire ai diritti riconosciuti e per giustificare violazioni della libertà personale. Quando ciò avviene, tutti dovrebbero allarmarsi. Purtroppo, confermo che quanto è avvenuto corrisponde semplicemente ad una schedatura di massa e che l'obiettivo è quello di intimidire questi giovani».


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