ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


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Articolo pubblicato su LA STAMPA
(Sezione:  INTERNI   Pag.   2   )
Giovedì 8 Maggio 2003

Guido Ruotolo

 

I giudici: mai il Paese è stato così lacerato

L’Anm: abbiamo un premier e un Guardasigilli che ci definiscono criminali e eversivi


 

ROMA

Usa parole gravi, l’Associazione nazionale magistrati. Denuncia «il più vivo allarme» per il conflitto istituzionale aperto. In una nota diffusa dalla giunta esecutiva, l’Anm critica le dichiarazioni del premier Berlusconi e del Guardasigilli Castelli: «Quando il presidente del Consiglio parla di criminalità giudiziaria e continua a delegittimare la magistratura e il ministro di Giustizia parla di magistratura eversiva, l’Anm ha il dovere imprescindibile di esprimere il più vivo allarme di fronte ad una lacerazione del quadro istituzionale dei corretti rapporti tra i poteri dello Stato che non ha precedenti nella storia del nostro Paese». E sulla stessa lunghezza d’onda della giunta esecutiva si pronunciano i segretari delle diverse correnti. Anche quello dei «moderati» di Magistratura indipendente, Antonio Patrono: «Chi continua a delegittimare la magistratura si sta assumendo responsabilità gravissime perché contribuisce a demolire il presupposto fondamentale di una civile convivenza in una democrazia». In un clima sempre più incandescente, quindi, l’offensiva della maggioranza per introdurre la sospensione dei procedimenti per le alte cariche dello Stato e così bloccare il processo milanese che vede imputato il premier Berlusconi muove i suoi primi passi al Senato, alle commissioni congiunte Affari costituzionali e Giustizia.

Da ieri sera, è iniziata la discussione generale sulla legge attuativa dell’articolo 68 della Costituzione. Il centrodestra ha annunciato che presenterà un emendamento che, partendo dal «lodo Maccanico», estenda la sospensione dei processi anche ai ministri. Una ipotesi che vede nettamente contrarie le opposizioni - ad eccezione dei possibilisti Udeur e Sdi - e i Girotondi di Nanni Moretti, che da ieri sera hanno iniziato un presidio di fronte a palazzo Madama, annunciando per mercoledì prossimo la prima manifestazione in piazza Navona, ribattezzata per l’occasione «piazza dell’Impunità».

Ieri mattina, il presidente del Consiglio a «RadioAnch’io» ha ribadito che il «lodo Maccanico» dovrebbe prevedere la sospensione dei processi anche «per tutti i parlamentari». Una ipotesi che, però, spacca la maggioranza perché Udc e An non sono d’accordo. Ieri pomeriggio si è tenuto un vertice di An con il presidente del partito, Gianfranco Fini, i capigruppo di Camera e Senato, La Russa e Nania, e il sottosegretario all’Interno Mantovano. Uno dei partecipanti al vertice riassume la posizione di An: «Semaforo verde per il “lodo Maccanico” senza varianti. Siamo disponibili a trattare la sua estensione preferibilmente solo ai ministri e viceministri, escludendo i sottosegretari. Il ripristino dell’immunità parlamentare, da attuare inevitabilmente attraverso una riforma costituzionale, non ci convince. Comunque, non saremo noi a presentarla». E per l’Udc parla il senatore Melchiorre Cirami, promotore della legge sulla rimessione dei processi: «Sono contro l’estensione del “lodo Maccanico” ai ministri».

In questo clima, la maggioranza deve ancora definire la proposta di emendamento da presentare al Senato. Nelle commissioni congiunte Affari costituzionali e Giustizia, per il momento, si sta discutendo il testo di legge, approvato dalla Camera, attuativo dell’articolo 68 della Costituzione. Fino a martedì sera, quando scadranno i termini per la presentazione degli emendamenti, non accadrà nulla. E soltanto martedì sera si capirà se l’emendamento “lodo Maccanico” si materializzerà. Infatti, martedì mattina, se la maggioranza troverà un accordo al suo interno, la conferenza dei capigruppo potrebbe decidere di calendarizzare la legge in aula, fissando così anche i tempi di presentazione degli emendamenti per l’aula.

Le tre sedute delle commissioni congiunte fino a questa scadenza molto probabilmente non esauriranno la discussione generale. Già si annunciano diversi iscritti a parlare dell’Ulivo, intenzionato a portare avanti l’ostruzionismo. Con una difficoltà non di poco conto. Spiegava ieri Mario Cavallaro, senatore della Margherita: «La nostra contraddizione è dover aprire il “fuoco amico” nei confronti di due nostri soldati: Marco Boato, presentatore e relatore del testo approvato dalla Camera, e Antonio Maccanico, l’autore del “lodo” che oggi non condivide più». E’ su questa contraddizione che le «colombe» della maggioranza sperano di convincere l’opposizione a cambiare atteggiamento. Ed è anche per questo che il centrodestra non ha ancora sciolto il dubbio se presentare l’emendamento in commissione oppure direttamente in aula.


 

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