ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


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Articolo pubblicato su LA STAMPA
(Sezione: CRONACHE         Pag. 2   )
Lunedì 14 Marzo 2005

Giacomo Galeazzi

IL SOTTOSEGRETARIO ALL'INTERNO: MA SENZA CACCIA AL MOSTRO

intervista

 Mantovano: una ricompensa potrebbe aiutare le indagini


 

ROMA Si può mettere un poliziotto di guardia davanti a un tribunale o altri obiettivi sensibili, me è umanamente impossibile blindare tutte le chiese e i supennercati». Per Alfredo Mantovano, sottosegretario all'Interno con delega alla pubblica sicurezza, «dare la caccia a Unabomber è come scovare gli anarco-insurrezionalisti». In entrambi i casi, infatti, si tratta di «attentati non di una banda criminale che vive nella clandestinità, ma di persone che non danno nell' occhio, conducono un' esistenza nonnalissima e ogni sei mesi o un anno entrano in azione».

Perché Unabomber non è ancora stato catturato?
«Le modalità imprevedibili e illogiche delle sue azioni criminali e il fatto che esse avvengano a distanza di molto tempo l'una dall'altra complicano notevolmente l'individuazione dei responsabili e ogni forma di prevenzione. Chi compie questi gesti criminali si inserisce nella quotidianità della gente, colpisce laddove la soglia di allerta è minima e le forze dell' ordine non possono vigilare 24 ore su 24. Si può presidiare un tribunale non gli scaffali di un centro commerciale o gli altari delle chiese. E per la particolarità del contesto anche le indagini sono difficilissime. Rispetto alla fase precedente, però, adesso possiamo contare sul raccordo operativo tra le forze di polizia e le autorità giudiziarie delle province colpite. Unabomber mette a segno i suoi attentati in modo analogo agli anarco-insurrezionalisti: resta sotto traccia per quasi la totalità della sua vita, poi riemerge individuando e colpendo obiettivi altrettanto nonnali e anonimi. Quello che è certo è che il lavoro di indagine viene fatto senza risparmiare energie».

La Lega e alcuni sindacati di polizia chiedono di istituire una taglia. Lo farete?
«E' una proposta che non può venire dal Viminale ma che non trovo affattosconvolgente, anzi, viste le difficoltà nelle indagini su Unabomber, mi sento di sottoscriverla appieno. A patto di intendersi sul termine taglia. Non campagne di drammatizza,zione da "Far west" ma un intervento mirato a uno scopo preciso e ben definito. Quindi non mi scandalizza affatto fissare una ricompensa per chi fornisca infonnazioni utili a rintracciare questo criminale. Magari in altre situazioni poteva risultare una misura inopportuna, qui, invece, ci sono le condizioni per una decisione simile, che non equivale ad una dimostrazione di sfiducia verso l'operato delle forze di polizia ma può favorire la ricostruzione di un quadro generale quantomai complicato e quasi indecifrabile».

Intanto, però, Unabomher conti nua a colpire...
«Ci sono numerosi soggetti su cui si stanno concentrando le indagini degli investigatori che da anni sono sulle tracce del responsabile di decine di attentati dinamitardi nel nord-est. L'impegno delle forze dell' ordine e della magistratura è e continuerà ad essere incessante fin quando Unabomber non sarà arrestato. Ciò si realizza attraverso forme di coordinamento delle indagini avanzate, anche sotto il profilo tecnologico. Sono all' esame degli investigatori le posizioni di numerosi soggetti. E importante far convergere iinformazioni ad un unico centro investigativo che pianifichi una strategia unica nelle indagini. Stiamo rivolgendo al caso di Una bomber un' attenzione straordinaria senzza lesinare né mezzi né uomini».

Si sta facendo abbastanza?
«Non voglio entrare nei dettagli tecni delle indagini, perché si tratterebbe sovrapporre mie opinioni al lavoro molt intenso delle forze di Polizia e dell' autorità giudiziaria, che va rispettato anche quegli aspetti di riservatezza che sono necessari per arrivare a un bùon fine. Gli attentati, essendo diradati nel tempo avendo modalità di realizzazione difficilmente preventivabili, non rendono facile né l'individuazione del responsabile nè ancora di più un'attività di prevenzione il che non significa che non ci sia uno sforzo nell'una e nell' altra direzione».


    

 

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