ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


Interventi sulla stampa

 

Articolo pubblicato su CORRIERE DELLA SERA
(Sezione:  IN PRIMO PIANO   Pag.   9   )
Venerdì 16 Maggio 2003

Roberto Zuccolini

IL RETROSCENA

Arretra il partito delle elezioni anticipate

Bertinotti avverte l’Ulivo: senza di noi Prodi non andrebbe lontano, prima il programma 


 

ROMA - Sulle elezioni anticipate e il ritorno di Romano Prodi, auspicato dal segretario dei Ds Piero Fassino, nascono i partiti trasversali dei favorevoli e dei contrari. Molto difficile individuare quello dei favorevoli a destra. Il vicepremier Gianfranco Fini esclude l’evento, vale a dire la consultazione politica fra un anno, in modo categorico: «Questa legislatura arriverà alla fine. Gli elettori chiedono stabilità e, dato che abbiamo l’intenzione di realizzare il cento per cento dei nostri programmi, a partire dall’abbassamento delle tasse, non sarebbero utili le scorciatoie». Dentro An è d’accordo anche il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano: «Non possiamo mollare proprio adesso che si intravede una pur minima ripresa economica». Ma è dello stesso avviso la pur battagliera Alessandra Mussolini: «Ci andrei con i piedi di piombo anche perché in questo momento abbiamo una maggioranza in Parlamento che è invidiabile». E forse non a caso utilizza gli stessi termini di Francesco Rutelli: «Il solo parlarne è negativo».

Sul fronte dell’Ulivo infatti il partito dei contrari si trova soprattutto nell’area della Margherita, a partire proprio dal suo presidente: «Parlare oggi agli italiani di elezioni anticipate è un modo per gettare il Paese nella confusione: la maggioranza dimostri di saper governare, noi disegneremo l’alternativa». Con Romano Prodi che deve essere lasciato al suo lavoro di presidente della Commissione europea.

La stessa cosa pensa l’ex segretario del Ppi Gerardo Bianco: «Non considero le elezioni come imminenti». E anche Ermete Realacci: «Si è trattato di un errore». Ragionamenti che trovano una sponda in chi, sul fronte opposto, parla di «fantasia morbosa» come l’udc Marco Follini e in chi esalta la solidità del governo come il ministro Carlo Giovanardi.

Ma già dentro Forza Italia si trovano accenti diversi. Avverte Renato Schifani: «Chi ha paura del voto non abita certo nella Casa delle Libertà». Più o meno ciò che disse pochi giorni fa Silvio Berlusconi. E infatti nel centrodestra il partito dei favorevoli alle elezioni anticipate dipenderà soprattutto dalle eventuali decisioni in tal senso del presidente del Consiglio. Sull’altro versante, quello dell’Ulivo, incontrerebbero invece subito un buon numero di esponenti politici. La Velina Rossa , vicina ai vertici diessini, assicura che il segretario della Quercia, Piero Fassino, «non è uno sprovveduto». E quindi se ha parlato di «ritorno» di Prodi lo ha fatto perché era stato in qualche modo concordato con l’interessato. Un diessino come Cesare Salvi nota che «si va alle urne quando un governo ha fallito e quello di Berlusconi lo ha già dimostrato». Il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio lo dice chiaramente: «Di fronte ad altri tre anni di Berlusconi furioso è meglio andare subito a votare appellandoci a Prodi». E Marco Rizzo (Pdci) è della stessa opinione: «Noi siamo più che pronti: dopo due anni di Berlusconi la gente saprà giudicare».

Ma proprio per lo stesso motivo secondo Massimo D’Alema non si andrà al voto anticipato. Nessun problema su Prodi: «Quando avrà finito il suo incarico e tornerà in Italia, sarà il candidato naturale del centrosinistra al governo del Paese». Ma Berlusconi «non vuole le elezioni anticipate perché sa che perderebbe». Un presidente della Quercia che sembra quindi frenare rispetto alle elezioni anticipate mentre Fausto Bertinotti avverte: «Senza di noi Prodi non va lontano: è stato un errore fare adesso il suo nome. Il problema è il programma: di questo parleremo con il centrosinistra». Come dire: noi siamo disponibili a patti elettorali, ma c’è ancora tempo per parlarne.


 

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