ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


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Articolo pubblicato su La Repubblica - Bari Mercoledì 8 maggio 2002

LELLO PARISE

Che cosa si nasconde dietro l'attacco di Fitto a D'Alema I Ds pugliesi difendono il presidente della Quercia: "Una mossa elettorale di chi è in difficoltà nella sua stessa coalizione" i partiti verso il voto

 

"Massimo, ci eravamo tanto amati"


Il Bambino che pesta i piedi a Baffo di ferro. Nella vita - politica e non - c'è sempre una prima volta. Le "esternazioni" di Raffaele Fitto, governatore del Polo, contro Massimo D'Alema, deputato di Gallipoli e presidente dei Ds, lasciano un po' tutti con la bocca aperta. Per la sorpresa. Sono due avversari, ma in fondo si erano rispettati. Fino all'altra sera, al giovane leader della Casa delle libertà non sarebbe mai venuto neppure in mente di parlare dell'ex premier dell'Ulivo così: «Ogni tanto passa il suo weekend in Puglia e viene a distribuire accuse a destra e a sinistra». Va bene che proprio nel Salento va in scena la campagna elettorale per le "amministrative" a Lecce e che Fitto deve «galvanizzare le sue guarnigioni», come spiega il segretario regionale della Quercia, Beppe Vacca, però nessuno poteva immaginare un attacco "a freddo" di queste proporzioni, e che non ha né capo né coda. La politica rovina il carattere oppure la rabbia nasconde chissà che cosa? «Innanzi tutto, non nasconde la caduta di stile che ha visto come protagonista questo capopopolo di periferia» racconta Sandro Frisullo, presidente del gruppo Ds alla Regione e "ambasciatore" di D'Alema nel sud della Puglia. Il vicepresidente del Consiglio, Carmine Dipietrangelo (Ds), rincara la dose: «Nel centrodestra, hanno preso i voti dei pugliesi e subito dopo, sono scappati. Quanti fine settimana hanno passato, e passano, da queste parti i vari Casini, Follini, Sanza, Vicenconte?». Frisullo aggiunge: «La verità è che la battaglia politica è diventata soltanto una caccia all'uomo». D'Alema? Fa spallucce, e preferisce rimanere con la bocca cucita. Venerdì tornerà a Gallipoli e nella serata sarà a Nardò per un comizio.

Eppure, Fitto il Bambino era stato corteggiato in lungo e in largo dal centrosinistra e da D'Alema. «Potevo diventare presidente della Regione anche prima...» faceva sapere lui stesso, che dopo il 1995 era assessore al Bilancio nella giunta "polista" guidata da Distaso e gli avevano proposto di cambiare casacca; disse un altro «no, grazie», questa volta al primo ministro Baffo di ferro in persona, quando nel 1998 gli offrirono una poltrona da sottosegretario: «Si dice» tagliò corto il diligente ex democristiano, che in quanto tale non confermò né smentì l'indiscrezione. Durante le elezioni politiche dell'anno scorso, a prenderlo a palle incatenate in faccia è Il Foglio, vicino alle posizioni del centrodestra: si occupò del presunto disimpegno di Fitto nei confronti del candidato di An nel collegio di Gallipoli e che avrebbe finito per avvantaggiare l'avversario di Alfredo Mantovano: chi? D'Alema. Acqua passata.

Un po' tutti, comunque, con i tempi che corrono non riescono a togliersi dalla testa che «Fitto abbia messo in pratica il solito trucco della vecchia politica», sulla base del principio secondo cui chi sa evocare le forze, a quello obbediscono. Il governatore lancia il sasso e colpisce il più autorevole comandante dello schieramento di centrosinistra nel tacco d'Italia. Ma sarebbe una manovra diversiva, per evitare che i riflettori illuminino il braccio di ferro tra "berluscones & soci". Frisullo dice: «E' uno scontro d'interessi. Forza Italia e Alleanza nazionale sospettano che Fitto lavori in proprio. Lo stesso Fitto, che crede di essere un faraone, sa di gestire una fase tutt'altro che tranquilla e cerca di mascherare come può le sue inadempienze: c'è una crisi idrica e ambientale, ma fa finta di niente; tollera il marcio nel settore della Sanità tant'è che arrestano il direttore generale dell'Asl Taranto 1, ma nel frattempo non aveva fatto granché perché le cose cambiassero; vuole pagare i debiti della Regione con nuovi debiti. Messo alla prova, rivela d'essere inadeguato a governare la Puglia». Senza dimenticare la partita più importante e delicata di Fitto, che in questo caso gioca con circospezione: riguarda la privatizzazione dell'Acquedotto pugliese, là dove il governatore vorrebbe, di fatto, lasciare in panchina i coordinatori di Fi e An, Guido Viceconte e Salvatore Tatarella. Nella maggioranza rimproverano a Fitto di essere «un accentratore». Dall'opposizione, sorridono: «E' un po' come Berlusconi. Non vuole mai essere messo in discussione, da nessuno». D'Alema? Alla fine, c'entra poco o punto.


 

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