ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


Interventi sulla stampa

 

Articolo pubblicato su NUOVO Quotidiano di puglia
(Sezione:   ATTUALITA'     Pag.    5)
Giovedì 17 febbraio 2005

G.A.

Positivo bilancio dell'attività di contrasto delle forze dell'ordine, ma anche necessità di seguire le indicazioni dell'Onu

 

 

 Morti per droga, allarme di Mantovano

«Molti incidenti stradali provocati dall'uso di stupefacenti»
 


 

Oltre 17 mila operazioni di Polizia, più di 24 mila Kg di sostanze stupefacenti sequestrate, quasi 29 mila soggetti denunciati. È questo il bilancio generale in termini quantitativi dell'azione di contrasto svolta in Italia nel 2004, presentato dal sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, al convegno «Strategie nazionali e internazionali nella lotta alla droga», organizzato dal Dipartimento per le politiche antidroga. I dati evidenziano una flessione dei sequestri rispetto al 2003 (-45,56%), riferibile quasi esclusivamente alla minore quantità di cannabis e dei suoi derivati. Ma si rileva anche un icremento del 50% dei sequestri di anfetaminici, fatto che, secondo Mantovano, «indica una preocupante svolta nella tipologia del consumo e segnala la necessità di rivedere i parametri di valutazione dell'intero fenomeno, a cominciare dalla difficoltà di rilevazione dei casi di morte per droga, oggi non facilmente distinguibili, ad esempio, da una parte dei decessi per incidenti stradali»

Mantovano ha fornito inoltre i dati sugli assetti criminali che gestiscono il traffico di di droga. Per quel che riguarda l'eroina, oltre il 40% di quella sequestrata risultava gestita da organizzazioni albanesi, che operano tanto in modo autonomo quanto in concorso con organizzazioni criminali nostrane. Inoltre, circa il 50% dell'eroina sequestrata risulta proveniente proprio dall'ALbania (il che non significa che sia stata prodotta lì, visto che il traffico di questa sostanza è alimentato dalla produzione di oppio in Afganistan).

Per quel che riguarda il traffico di cocaina, di quasi totale provenienza dalla Colombia, è gestito prevalentemente dalla criminalità organizzata calabarese, che conta su collegamenti con trafficanti colombiani e spagnoli. Il rtaffico di hashish, invece, è gestito da cittadini marocchini e giunge in Europa dal Marocco, attraverso la Spagna, che diventa il Paese di «riferimento» sia a livello europeo che mondiale. Anche se, la marijuana che giunge nel nostro Paese viene colativata in Albania.

I dati presentati raivelano come tra gli oltre 8mila trafficanti di etnia straniera denunciati, le maggiori presenze sono state nell'ordine cittadini marocchini, tunisini, albanesi, algerini, nigeriani, spagnolli, senegalesi e colombiani. Un altro dato «particolarmente preocupante» è quello dei minori interessati, oltre mille, con un incremento dle 6,5% rispsetto al 2003. Mantovano ha poi sottolineato come «le attività investigative sviluppate sul territorio ed i controlli effettuati ai confini hanno evidenziato che l'Italia mantiene le caratteristiche di Paese di transito dei traffici di droga, oltre che di consumo, e continua ad essere rilevante base di articolate organizzazioni criminali di carattere sia nazionale che internazionale». «Al dilagante incremento di offerta di stupefacenti - nota Mantovano - provenienti dai diversi poli esteri di produzione si è contrapposta una strategia incentrata essenzialmente sul coordinamento delle investigazioni con agenzie antidorga di altri Paesi. L'attività svolta e i risultati ottenuti hanno confermato che coordinamento e cooperazione internazionale sono strumenti necessari e indispensabili per una efficace attività di prevenzione e repressione del traffico illecito di stupefacenti»

Per Mantovano i dati confermano «che il traffico di droga rimane la forma più diffusa e più redditizia di attivitò criminale organizzata a livello transnazionale. Il lavoro da svolgere è ancoara tanto, ma sono convinto che per la parte riguardante il contrsato all'offerta la strada intrapresa sia giusta» In questo senso, per il sottosegretario «è indispensabile una sempre più netta attività di chiarificazione che superi inesistenti distinzioni fra droghe cosidette "pesanti" e "leggere" e una maggiore conformità delle politiche in ambito europeo e nazionale alle indicaioni dell'Onu»


    

 

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