ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


Interventi sulla stampa

 

Articolo pubblicato su GAZZETTA DI PARMA
(Sezione:       Pag.    )
Venerdì 27 giugno 2003

 

 

La Libia «baratta» la collaborazione


IL CAIRO - La Libia usa l'arma dei clandestini per premere sull'Occidente, e sull'Italia in particolare, per ottenere la revoca dell'embargo internazionale. Non è un vero e proprio ricatto: Roma è attiva da tempo per normalizzare i rapporti tra Gheddafi e Washington, e tra Gheddafi e l'Europa.

Il problema dei clandestini, che hanno proprio sulla frontiera tra Tunisia e Libia un importante punto di raccolta e di imbarco, finora senza interventi di rilievo della polizia libica, contribuisce a rendere la questione più urgente.

Sono già in corso trattative per ottenere la collaborazione della Libia, come è stata ottenuta quella di altre 23 nazioni, nel controllo dell'immigrazione clandestina. «Con la Libia, a livello di forze di polizia, è gia definito un protocollo tecnico, ma manca l'avallo politico, il che non è poco», riassume il sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano. Ma per ottenere l'avallo politico non è possibile concedere a Tripoli quelle contropartite ottenute da altri Paesi. Alla Libia non possono essere forniti mezzi e armi, necessari alle forze di polizia, né aiuti economici per compensare l'impegno richiesto dal controllo del traffico di clandestini: lo impedisce l'embargo.

Ieri ha dato il suo placet a una soluzione del problema anche il ministro della Difesa Antonio Martino: «Revocare l'embargo almeno per quelle capacità che non hanno carattere offensivo è una possibile soluzione», ha spiegato il ministro: «Il materiale di cui la Libia vuole essere dotata non è materiale di tipo bellico». Martino è anche convinto che la soluzione degli accordi, con la Libia ma anche con gli altri Paesi, sia una strada obbligata: «Mi sembra evidente che il problema possa essere affrontato e, eventualmente, risolto in un solo modo, cioè con accordi internazionali capaci di ottenere la collaborazione dei paesi di provenienza delle carrette del mare: bisogna impedire che partano, perché una volta che sono partite fermarle in mare è impresa praticamente impossibile».

Da parte libica la disponibilità c'è. La polizia di Gheddafi in realtà è già presente nelle zone dove avviene il traffico di immigrati un vero e proprio terminale sulla sponda africana per i trafficanti di uomini.


    

 

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