ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


Interventi sulla stampa

 

Articolo pubblicato su IL MESSAGGERO Venerdì 31 maggio 2002

di MARIO STANGANELLI


Battaglia alla Camera durante la discussione della legge: lunedì o martedì il voto. Non escluso il ricorso ad un disegno di legge per l’emendamento Tabacci

 

Immigrati, il governo s’impegna alla sanatoria
Berlusconi dà garanzie all’Udc: oggi la soluzione al Consiglio dei ministri. La Lega: non stravolgere la legge


 

ROMA - L’accordo, dopo una giornata di consultazioni con Gianfranco Fini nel ruolo di tessitore, è stato stipulato, ma la sede di ratifica e, prima ancora, di verifica delle intese raggiunte, sarà il Consiglio dei ministri di oggi. Poi, per la legge Bossi-Fini sull’immigrazione si andrà in aula lunedì e, probabilmente, il giorno dopo sarà licenziata dalla Camera. Il nodo, tutto interno alla maggioranza, ma con l’opposizione a fare da sponda interessata, era da giorni l’emendamento Tabacci, attraverso il quale l’esponente dell’Udc propone di regolarizzare gli extracomunitari che già lavorano in nero nelle imprese italiane. Il provvedimento, simile a quello applicato alle colf e alle "badanti" consentirebbe inoltre, secondo il presidente della commissione Attività produttive, l’emersione di una consistente fetta della nostra economia. Fierissima l’opposizione della Lega all’emendamento accusato di favorire una «nuova sanatoria generalizzata» e sostanzialmente contrario anche il governo che, con il sottosegretario all’Interno, Mantovano, ribadiva di volersi attenere agli accordi di maggioranza.

Il nodo veniva sciolto in serata dopo il lungo lavoro di mediazione del vicepremier Fini che, dopo aver parlato a lungo con Tabacci, consentiva al ministro per i Rapporti con il Parlamento, Giovanardi, di poter annunciare l’accordo che si basa sull’accantonamento dell’articolo 29 della legge (quello dell’emendamento Tabacci) in attesa che il Consiglio dei ministri di oggi dia «una risposta politica al problema reale sollevato da Tabacci». Lo stesso Fini dichiarava superato lo scoglio anche se non precisava attraverso quale strumento - un decreto legge o, più probabilmente, un disegno di legge - il governo avrebbe inteso affrontare il problema della regolarizzazione dei lavoratori in nero. Il leader di An aveva anche diffuso una nota in cui invitava le forze di maggioranza «a riflettere senza polemiche rumorose su una legge basata su due caposaldi: disciplinare l’ingresso in Italia degli extracomunitari e rendere effettive le espulsioni dei clandestini». Per questo, il vicepremier non riteneva questa legge la sede appropriata per risolvere il problema posto da Tabacci. Quest’ultimo ringraziava Fini per la disponibilità dimostrata e non faceva mistero di considerare come soluzione migliore un decreto legge «che entri in vigore contestualmente all’approvazione definitiva della Bossi-Fini». Soluzione alla quale dovrà mettere mano oggi Berlusconi col duplice obiettivo di dare all’Udc le garanzie richieste e non contrariare, nello stesso tempo, la Lega che ieri, attraverso il capogruppo Alessandro Cè, ha espresso tutta la sua avversione allo stravolgimento della legge. Cè si è detto anche contrario al decreto legge richiesto dall’Udc: «Una forma di ricatto su provvedimenti da far procedere parallelamente a quello sull’immigrazione». Mentre per la Lega l’emersione dal sommerso dei lavoratori clandestini «richiederebbe un vero e proprio provvedimento da preparare con un’indagine sulla situazione reale del Paese».

La discussione della Bossi-Fini alla Camera ha visto anche le vivaci contestazioni dell’opposizione, oltre che sul merito della legge - «Un provvedimento culturalmente razzista», la bolla Franceschini, mentre Violante la vede destinata «ad aumentare i clandestini nel nostro Paese» - anche sulle modalità del voto. I deputati dell’Ulivo hanno abbandonato l’aula a fine mattinata per protestare contro la presenza di "pianisti" della maggioranza, cioè di parlamentari che votavano al posto di colleghi assenti. «Questa legge schifosa - ha esclamato Maura Cossutta - dovete stare voi in aula a votarvela». Altri contrasti li ha creati il problema delle pensioni degli extracomunitari. In particolare, la possibilità per il lavoratore straniero di vedersi restituiti i contributi Inps se decide di tornare in patria. Argomento scottante, come sembra essere sempre quello della previdenza: sono volate parole grosse, anche tra appartenenti allo stesso gruppo. Teodoro Buontempo ha appoggiato (applauditissimo) tre emendamenti dell’opposizione: «Nessun lavoratore può essere rapinato», ha detto l’esponente di An. La bagarre è cessata solo quando Fini, accogliendo gli interventi distensivi di D’Alema e Castagnetti, ha proposto l’accantonamento fino a lunedì per pensarci su dell’articolo contestato.


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