ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


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Articolo pubblicato su IL MESSAGGERO
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Mercoledì 2 Febbraio 2005

di RITA DI GIOVACCHINO

   

 

 Giro di vite sui pentiti: più obblighi e regole certe

Il Viminale: i collaboratori di giustizia dovranno lavorare, accettare i trasferimenti e dichiarare i beni  


 

ROMA Nuovi contratti per i pentiti di mafia. La legge non cambia, ma vengono dettate le ”regole” sui rapporti tra Stato e collaboratori di giustizia. Quei diritti e quei doveri che tante volte sono stati disattesi. A varare il piano, che non prevede eccezioni o deroghe, è stata la Commissione centrale sui programmi di protezione, presieduta dal sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, che in questi giorni ha adottato i nuovi ”modelli” da sottoporre alla firma. Modelli validi per le persone che entrano per la prima volta a far parte dei programmi di protezione e per quelle che già fruiscono delle tutele previste. L’intento è delimitare quelle pericolose aree di indeterminatezza che hanno finora prodotto guasti e disagi. Nei moduli si elencano anche gli obblighi che i collaboratori devono rispettare. Il rifiuto di firmare determina la revoca del programma di protezione.

Per la prima volta lo status di pentito di mafia viene distinto da quello dei ”testimoni di giustizia”, onesti cittadini estranei alla criminalità organizzata che decidono di testimoniare mettendo a repentaglio la propria sicurezza e che perciò debbono essere sottoposti a una speciale protezione. Per loro il ”contratto” con lo Stato sarà diverso. Una decisione che fa gioire il presidente dell’Antimafia Roberto Centaro: «E’ quantomai opportuna la diversificazione tra un eroe civile, quale il testimone di giustizia, e il collaboratore che ha commesso reati». Ai cittadini che testimoniano su delitti di mafia vengono offerte misure «volte a garantire un tenore di vita personale e familiare non inferiore a quello precedente» o, in alternativa, una capitalizzazione dei costi, riferita a un periodo tra i due e i dieci anni, mediante l'erogazione di una somma di denaro al termine del programma di protezione. Alla capitalizzazione si aggiunge l'importo forfettario di 10.000 euro, rivalutabile secondo gli indici Istat, come contributo per la sistemazione alloggiativa, oltre a una somma variabile di caso in caso a titolo di mancato guadagno per l’eventuale cessazione dell'attività lavorativa del testimone o dei suoi familiari. Il testimone, costretto a lasciare la città di origine, potrà accedere a mutui agevolati e potrà vendere al patrimonio dello Stato i propri beni immobili a prezzo di mercato. Tra i suoi obblighi l’assoluta riservatezza sulla nuova identità e sede di residenza, la più ampia collaborazione e il rispetto delle prescrizioni.

I pentiti di mafia. Tra gli obblighi del collaboratore di giustizia c’è quello di «non commettere alcun reato», il divieto di tornare al luogo di origine senza l’autorizzazione del servizio centrale e quello di mantenere contatti con il vecchio ambiente o persone dedite al crimine. Regole scontate, si direbbe, ma sappiamo bene quante volte sono state disattese, vale per tutti il caso di Balduccio Di Maggio. Altra regola spesso violata è quella della riservatezza. Ora è messo per iscritto che il pentito non deve in alcun caso «rilasciare a soggetti diversi dall'autorità giudiziaria, dalle forze di polizia e dal proprio difensore dichiarazioni concernenti procedimenti ai quali presta la sua collaborazione». Anche per evitare le cosiddette inchieste pilotate. Il pentito deve poi specificare dettagliatamente tutti i beni posseduti o controllati per interposta persona. In cambio ha diritto all’alloggio, all’assistenza sanitaria e legale e all'assegno di mantenimento in caso non possa lavorare. Commenti positivi dagli addetti ai lavori. Dice il più famoso avvocato di pentiti Luigi Ligotti: «La legge è quella, non cambia, ma serve a evitare contenziosi inutili, è positiva». Per il diessino Lumia «alla precisazione degli obblighi deve seguire una pratica amministrativa finalizzata all'incentivazione delle collaborazioni».


    

 

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