ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


Interventi sulla stampa

 

Articolo pubblicato su il mattino di Padova
(Sezione:  ATTUALITA'      Pag.     )
Giovedì 19 giugno 2003

l.v.

Un decreto contro i clandestini Prevede di affidare il pattugliamento del mare alla Marina gli interventi a Finanza e Capitanerie. Il problema sono i soldi  

IMMIGRAZIONE - Nuovi sbarchi a Lampedusa



ROMA. Rischia di essere un palliativo, sempre che il governo questa mattina riesca ad approvarlo, il decreto sul contrasto all'immigrazione con il pattugliamento delle acque internazionali affidato alla Marina militare. Anche ieri gli sbarchi a Lampedusa sono continuati, mentre il mare restituisce con lentezza i corpi dei clandestini annegati lunedì notte. Il problema non è infatti impedire gli sbarchi quanto le partenze. Lo stesso ministro della giustizia Roberto Castelli, leghista, ieri è venuto a più miti consigli dichiarando l'intenzione di «usare tutte le armi diplomatiche, economiche e di persuasione per indurre i Paesi da cui i clandestini partono a stipulare accordi». Sullo stesso tema ha insistito il sottosegretario all'interno Alfredo Mantovano. «Il problema degli sbarchi coincide con il canale di Sicilia», ha detto alla Camera intendendo come sia urgente stipulare accordi bilaterali con i Paesi del Nord Africa sulla falsariga di quanto è stato fatto con l'Albania.

In attesa che i canali diplomatici si mettano a funzionare a pieno regime, l'approvazione del decreto in calendario oggi al Consiglio dei ministri non è del tutto scontata. La questione aperta è proprio quella della Marina. E non tanto per la questione di attribuire compiti di polizia a un corpo militare. Questo aspetto è stato superato, chiarendo che le navi della Marina si limiterebbero a identificare le carrette dei clandestini e a scortarle fino a quando, giunte al limite delle acque territoriali, possano intervenire la Guardia di finanza e le Capitanerie di porto. Il problema è piuttosto di soldi.

Una missione in acque internazionali, programmata e costante come quella prevista dal decreto elaborato al Viminale, costa e va programmata. Per la Marina equivale a qualsiasi altra missione internazionale. Per questo il ministro della Difesa Antonio Martino aveva anticipato l'altro giorno la possibilità di accorpare la questione con il finanziamento di altre missioni all'estero. Se questo fosse vero significherebbe uno slittamento del decreto, non molto gradito alla Lega ma imposto dai fatti. Un impedimento forse superabile se arrivano fondi dell'Unione Europea. Domani, al vertice di cambio della guardia fra Grecia e Italia si parlerà proprio di questo.

L'opposizione continua, intanto, a denunciare la politica del governo, reclamando una programmazione dei flussi migratori più ampia e con meno impedimenti per chi intende venire a lavorare in Italia dai Paesi poveri.


    

 

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