ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


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Articolo pubblicato su IL MATTINO
(Sezione:     Pag.       )
Sabato 6 settembre 2003

e.r.

LA SANATORIA SARÀ COMPLETATA ENTRO DICEMBRE. MARONI: NO ALLE QUOTE

Immigrazione, la Lega vuole una verifica sulla legge



LA regolarizzazione degli immigrati si chiuderà entro la fine dell’anno. La macchina ha funzionato alla perfezione e i tempi, considerati già da record dal sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano, verranno rispettati. Entro dicembre tutte le domande saranno state esaminate. In dieci mesi è stato vagliato l’80% delle richieste di messa in regola, circa 564mila su un totale di 705mila. Ed ora, ha spiegato Mantovano, si può dire che in Italia «ci sono più immigrati regolari e meno clandestini e c’è meno criminalità legata a questi ultimi». Un bilancio tutto positivo della nuova legge sull’immigrazione. Tuttavia, malgrado i dati confortanti relativi anche alla riduzione degli sbarchi di clandestini, il ministro per il Welfare Roberto Maroni, da Fiuggi, ha chiesto per la fine dell’anno una verifica sulla Bossi-Fini, una legge che la Lega ha messo in discussione dopo gli ultimi arrivi di clandestini a Lampedusa.

La richiesta è stata accolta con favore dal ministro dell’Interno Beppe Pisanu: «Mi pare ragionevole. Comunque oggi per ogni immigrato clandestino che mette piede nel nostro territorio, ci tengo a dire che ce ne sono quattro che vengono rimandati a casa con accordi di rimpatrio e non con metodi di deportazione». Accordi, ha aggiunto Pisanu, che hanno ridotto l’immigrazione dalla Tunisia del 90% e che l’hanno azzerata dall’Albania e dallo Sri Lanka».

Maroni ha intenzione di proporre qualche modifica alla Bossi-Fini anche in vista dell’entrata in vigore della legge Biagi che consente ad imprese ed associazioni sindacali «di fare formazione, selezione e avviamento al lavoro anche nei paesi d’orgine». Un canale questo, ha aggiunto Maroni, che se fosse potenziato con accordi bilaterali, potrebbe in futuro eliminare il sistema delle annuali quote di ingresso per gli immigrati.

Scettica sull’addio alle quote la diessina Livia Turco. L’ex ministro degli Affari sociali non ha dubbi: «Pensare che tutti gli immigrati che entrano in Italia vengano formati nei loro paesi d’origine, superando il sistema della quote, mi sembra velleitario. Anch’io credo che il lavoro di formazione vada incentivato, tuttavia è evidente che il fenomeno dell'immigrazione è molto più complesso».

L’impianto della Bossi-Fini resterà comunque sempre lo stesso. Su questo punto Maroni, dopo un diverbio con il governatore della Sicilia, Totò Cuffaro, sui ricongiungimenti familiari ora limitati al coniuge e ai figli minori, è stato irremovibile: «In Italia potranno entrare solo immigrati che hanno un contratto di lavoro in mano. Quindi è per questo motivo che non si può reintrodurre lo strumento dello sponsor, che rappresentava di fatto una chiamata senza un contratto di lavoro».


    

 

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