ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


Interventi sulla stampa

 

Articolo pubblicato su il manifesto Venerdì 10 maggio 2002

CINZIA GUBBINI

 

Immigrati, addio flussi
Stabilire gli ingressi sarà facoltativo. Scontro trasversale sulle impronte digitali


ROMA
Decreto flussi sull'immigrazione facoltativo e non più obbligatorio annualmente. Lo ha stabilito un emendamento proposto dal deputato di An, Giampaolo Landi Di Chiavenna, e approvato dalla Commissione affari costituzionali, dove si sta discutendo il disegno di legge Bossi-Fini la cui approvazione alla camera slitterà dopo le elezioni amministrative, grazie allo strenuo ostruzionismo dell'opposizione. Il decreto flussi - introdotto dal centrosinsitra - è l'unico modo previsto dalla legge per entrare in Italia legalmente, se si escludono i ricongiungimenti famigliari, i visti turistici e quelli per studio. Landi Di Chiavenna ha giustificato la sua proposta dicendo: «Va superata la presunzione dell'obbligatorietà del decreto. Si tratta, invece, di scelte politiche», e ha aggiunto: «Essendoci lavoratori stranieri irregolari, perché non immaginare una nuova regolarizzazione? Il governo potrebbe non fare il decreto flussi, razionalizzando la presenza degli irregolari». Nuove sanatorie? Difficile, sia perché le sanatorie sono costosissime, sia perché - come Landi Di Chiavenna sa benissimo - parte delle quote previste dal decreto flussi vengono utilizzate proprio per regolarizzare i cosiddetti "clandestini" e sono sempre troppo basse in base alle richieste di regioni e Confindustria di nuovi ingressi. Semmai l'emendamento di Landi Di Chiavenna acuisce le gi note tentazioni di chiusure del governo stabilite dal testo di legge della Bossi-Fini che prevede un limite (quello dell'anno precedente) nello stabilire gli ingressi di immigrati da parte del presidente del consiglio. Nessun cambiamento, dunque? No, solo più libertà per gestire il fenomeno migratorio - come sottolinea Landi Di Chiavenna - in base a «criteri politici».

Contro la proposta di An si sono pronunciati Ds e Margherita che denunciano l'eliminazione - almeno ipotetica - dell'unico strumento di ingresso regolare. Per Carlo Leoni (Ds) «è un invito alla clandestinità, gli immigrati faranno la fila dagli scafisti». Ma ieri anche la Margherita ha voluto dire di nuovo la sua opinione sull'immigrazione, che sotto campagna elettorale si legge «sicurezza». Nel pomeriggio il partito di Rutelli ha indetto una conferenza stampa «per fare chiarezza» sul fatto che «la legge Bossi-Fini è un coacervo di intolleranza e inefficacia», rendendo noto che la Margherita ha proposto un emendamento sull'«obbligatorietà di prendere le impronte digitali agli stranieri non identificabili», preludio di un progetto per imporre i rilevamenti fotodattiloscopici a tutte le persone (italiane e straniere) dall'incerta identità. «Mica solo agli stranieri, anche ai mafiosi» è stato l'illuminante parallelo scelto da Rutelli. Passano poche ore e il centrodestra rilancia: Isabella Bertolini (Fi), rende noto che anche il centrodestra ha presentato un emendamento «per prendere le impronte digitali agli stranieri regolari, così da tutelarli in caso smarrissero i documenti». A questo punto va svelato il retroscena: al senato, la Margherita aveva già proposto un emendamento di questo tipo, bocciato addirittura dal sottosegretario agli interni Alfredo Mantovano, che rilevava come i rilievi fotodattiloscopici siano già previsti dalla Turco-Napolitano, anche se facoltativi. Pare però che Mantovano ci abbia ripensato, «stanco di sentire critiche da tutt'Italia». Un po' strumentale... I Ds, dal canto loro, ci vanno con i piedi di piombo: «Diciamo no alle differenze tra stranieri e italiani - nota Giulio Calvisi - in futuro le impronte digitali saranno prese a tutti, grazie alla nuova carta d'identità elettronica prevista dall'Europa».


 

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