ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


Interventi sulla stampa

 

Articolo pubblicato su Libertà
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Sabato 27 luglio 2002

Natalia Andreani

Nella riunione al Viminale deciso di rendere subito operativo l'Ucis. In agenda le indagini nel Nord Est

Riorganizzazione delle scorte
Vigna: «Mafia e terrorismo, due bombe innescate»


ROMA Rafforzamento e riorganizzazione dei servizi di protezione per numerosi obbiettivi a rischio contro mafia e terrorismo. Immediata entrata in funzione, secondo precise direttive impartite, del neonato Ufficio centrale scorte che disporrà sin da subito di tutto il personale necessario e che dovrà lavorare in strettissimo coordinamento con tutti i servizi d'informazione. Sono queste, in sintesi, le misure operative prese ieri, al Viminale, dal Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica affinchè in futuro non si possa verificare mai più un altro caso Biagi.

Il vertice, il primo presieduto dal neo ministro dell'Interno Beppe Pisanu, è durato oltre tre ore ed erano presenti il capo della polizia Gianni De Gennaro, i comandanti generali dell'Arma dei carabinieri, Guido Bellini, e della Guardia di finanza, Alberto Zinniani, i direttori del Sisde, Mario Mori, del Sismi Nicolò Pollari, e del Cesis, Ferdinando Masone. E poi il sottosegretario all'interno Alfredo Mantovano e il prefetto Roberto Sorge, autore dell'inchiesta amministrativa sulla revoca della scorta a Marco Biagi. All'ordine del giorno, «lo scrupoloso recepimento» delle indicazioni emesse dal Copaco, il comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, dopo la relazione Sorge che ha messo in evidenza varie responsabilità da parte delle autorità locali che abbandonarono a se stesso il professore bolognese ucciso il 19 marzo scorso.

Il monitoraggio per riorganizzare le scorte viene affidato alla polizia che si avvarrà, per portare a termine l'incarico, anche dell'esperienza dei servizi di protezione di alcuni paesi stranieri. Ma in agenda, di prepotenza, è entrato anche l'esame delle piste investigative che portano al Nord-Est nonchè degli ultimi volantini inviati dagli Nta e dalle Br-Pcc in questi giorni e considerati, da tutti gli inquirenti impegnati nelle inchieste di terrorismo, di particolare gravità.

Sul tavolo del Comitato c'erano però anche le recentissime informative dei servizi segreti su Cosa Nostra, sul tentativo della Piovra di rialzare la testa per dare il via a una nuova offensiva. I segnali emersi nei giorni scorsi sul fronte del terrorismo e su quello di Cosa Nostra preoccupano a fondo anche il procuratore nazionale antimafia Pier Luigi Vigna che ieri ha parlato di «due bombe innescate» in pericolosa sincronia. Dieci anni dopo le stragi, la mafia sembra infatti pronta a iniziare una nuova stagione di sangue. E i messaggi inviati all'esterno dai boss detenuti nelle carceri di massima sicurezza sotto il regime speciale del 41 bis «puntano a far leva sull'ala del latitante Bernardo Provenzano - spiega Vigna - per indurlo a spezzare la pax mafiosa da lui instaurata, a muoversi, a fare delitti colpendo chi, ovviamente nell'ottica mafiosa, non ha mantenuto gli impegni.

Proprio come accadde nel 1992 con l'uccisione di Salvo Lima e Ignazio Salvo». Vigna non entra nel merito dell'ultimo rapporto del Sisde che, secondo indiscrezioni di stampa, indicherebbe nei deputati di Forza Italia Marcello Dell'Utri e Cesare Previti due obbiettivi a rischio di una vendetta mafiosa contro la classe politica. Aggiunge invece, insistendo affinchè le indagini su mafia e terrorismo vengano coordinate da un unico organismo, che pericoli non meno gravi derivano dal fronte del terrorismo interno «nel quale si sta verificando un'inquietante saldatura». Un fronte che sta chiamando alle armi e che, presto, potrebbe tornare a colpire duro. «Gli ultimi volantini incitano all'azione coordinata. E, si sa - dice il procuratore - che l'unione fa la forza».


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