ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


Interventi sulla stampa

 

Articolo pubblicato su L'INDIPENDENTE
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Venerdì 11 febbraio 2005

ALFREDO MANTOVANO

FECONDAZIONE

 

 

 Il dovere di parlare dei referendum

 


 

Un anno fa il Parlamento ha approvato la legge 40, sulla fecondazione artificiale. Come tutte le leggi, poteva essere fatta meglio. Ma ha dei meriti: di avere per la prima volta posto regole certe in un terreno di sperimentazione selvaggia; di aver chiarito che non tutto ciò che è tecnicamente possibile è politicamente accettabile. Fra qualche settimana gli italiani saranno chiamati a decidere, rispondendo ai quesiti referendari, se questa legge deve restare in vita o se va smantellata. Ci si aspetterebbe dalle forze politiche che, con i propri parlamentari, hanno contribuito al varo della legge, una ragionata e ferma difesa delle ragioni poste a base di essa. E invece si coglie difficoltà a esprimersi: non tanto da parte di singoli deputati o senatori, bensì dei partiti in quanto tali.

E’ evidente che su un tema così delicato nessuna forza politica conta sull’unanimità: ogni posizione di dissenso va rispettata. Ma perché non ribadire in piazza quei motivi che hanno indotto a votare la legge, dopo averlo fatto nell’emiciclo delle Camere? Si evoca in proposito la “libertà di coscienza”: ci mancherebbe altro che qualcuno la neghi; ma, premesso la coscienza libera è stata data all’uomo da Dio e non da un partito politico, il problema è capire se un partito politico, o uno schieramento nel suo insieme, debba rinunciare ad assumersi la responsabilità di confermare pubblicamente scelte che ha già adottato. Non è in gioco soltanto l’aspetto di merito toccato da ciascun quesito referendario: la scienza oggi non è una professione liberale praticata da una cerchia ristretta di individui, ma una attività complessa che coinvolge gruppi di ricerca internazionali; i ricercatori, pur se muniti di coscienza, rispondono, oltre che a essa, alle aspettative di chi li finanzia. Vanno delegate loro scelte che competono alla politica? O non va considerato che ogni opzione tecnologica incorpora una visione del mondo e ogni programma di ricerca richiama un programma politico?

La posta in gioco è enorme: per la prima volta nella storia l'uomo ha la possibilità materiale di modificare sé stesso, intervenendo nel momento cruciale della propria esistenza, e cioè al suo sorgere. Piaccia o meno, le decisioni connesse alla dignità della procreazione umana, lungi dal costituire un problema da rimuovere, o da nascondere sotto la coltre della coscienza, rappresentano una opportunità per riattivare la stessa politica – quella con la p maiuscola -, come sta avvenendo in altre parti del mondo, a cominciare dagli USA. Dove non sarà un caso se più gente è andata a votare – e ha votato in una direzione piuttosto che nell’altra - dopo aver sentito i candidati presidenti parlare anche di staminali, di matrimonio e di tutela della vita.


    

 

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