ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


Interventi sulla stampa

 

Articolo pubblicato su GIORNALE DI SICILIA
(Sezione: Fatti   &   Notizie     Pag.     )
Sabato 19 febbraio 2005

 

 

 

 "Pizzo", le associazioni in prima linea "Il racket si sconfigge se non si resta soli"

Palermo. Affollata assemblea all'Università, con politici, magistrati e rappresentanti delle forze dell'ordine. Mantovano: non serve il coraggio dei singoli ma delle comunità


 

PALERMO. (rlv) Per combattere il racket servono le denunce, ma per denunciare serve la fiducia nelle istituzioni. Da Palermo parte un segnale di compattezza: i commercianti che si ribelleranno non resteranno da soli. E' unanime il coro di politici, magistrati, rappresentanti delle forze dell'ordine e del mondo delle associazioni intervenuti nell'aula "Paolo Borsellino" della facoltà di Scienze politiche. L'occasione è l'assemblea delle associazioni antiracket siciliane, all'inizio prevista a Siracusa, ma poi trasferita nel capoluogo siciliano.

E' nella parte occidentale della Sicilia, infatti, che le denunce sono troppo poche, nonostante le indagini confermino che in tantissimi pagano il pizzo. Molti non denunciano per paura, altri - come ha sottolineato Massimo Russo della Dda di Palermo - ritengono il pizzo una tassa "necessaria" per accedere al mondo degli appalti controllati dai boss.

"Non esiste strada alternativa alla denuncia", l'intervento di Tano Grasso, presidente onorario della Fai, la federazione antiracket italiana che ha organizzato l'assemblea, scatena l'applauso dei presenti. Bisogna partire dall'associazionismo per sconfiggere il racket. Lo sostiene per primo il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, che invita ad una riflessione: "Le leggi contro estorsioni e usura sono le stesse in tutta Italia, eppure non in tutte le regioni ci sono le denunce e i processi perch‚ il livello di reazione dipende dalla solidarietà che si crea attorno a chi si ribella. Non esiste il coraggio dei singoli, deve esserci il coraggio di una comunità". Sulla stessa lunghezza d'onda Roberto Centaro, presidente della commissione Antimafia: "Serve la collaborazione di tutti, a cominciare dalle categoria produttive e dei giovani. Cerchiamo di promuovere i successi di chi si è ribellato".

I numeri dell'associazionismo sono confortanti e li illustra Lino Busà, presidente della Fai: "Settanta associazioni sono state parte civile in 40 processi, conclusi con condanne per 300 imputati". Qualche numero lo tira fuori anche il commissario antiracket, Carlo Ferrigno, il quale ricorda che nel 2004 sono stati concessi 10 milioni di euro alle vittime di estorsioni e usura. Due milioni sono andati alla Sicilia, la terra più colpita. Tocca poi agli imprenditori-vittime prendere la parola. Non si definiscono "n‚ eroi n‚ pazzi" ma solo difensori della legalità. Pina Maisano, vedova di Libero Grassi; Bruno Piazzese di Siracusa, a cui la mafia ha distrutto quattro volte il pub; il messinese Antonino Di Fiore, e tanti altri ancora, raccontano le loro storie. Per Giuseppe Lumia, parlamentare Ds e membro dell'Antimafia va rivisto il processo che, nelle aule di giustizia "mette chi denuncia accanto ai boss".

Una proposta anche dal deputato di An, Nino Lo Presti: "Equiparare le vittime del racket a quelle di mafia per farle accedere ai fondi statali". "Il racket costituisce da sempre una delle fonti di approvvigionamento più diffuse per la mafia. Un profondo rigore morale ed una salda coscienza civica sono elementi essenziali per contrastare una mentalità ed un modo di essere che per tanto tempo ha oscurato un fenomeno grave e pericoloso come quello del racket". Lo afferma in un comunicato da Tokyo l'assessore regionale alla Pubblica Istruzione, Alessandro Pagano.Riccardo Lo Verso


    

 

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