ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


Interventi sulla stampa

 

Articolo pubblicato su Il Gazzettino
(Sezione:        Pag.    )
Venerdì 14 gennaio 2005

Andrea Bianchi

 

 Sulla lista del presidente continua il braccio di ferro


 

Sulla lista del presidente continua il braccio di ferro tra il Governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, e i vertici della Cdl. Formigoni chiede «una deroga», respinge l'eventualità di una semplice «civica» senza il suo nome (strada seguita dal pugliese Raffaele Fitto) ma esclude comunque una corsa solitaria. «Io - assicura ai microfoni del Tg3 - non penso a questa soluzione, perché voglio allargare il consenso allo schieramento nel quale credo». Il balletto non dovrebbe durare a lungo: entro martedì dovrebbero essere ufficializzati tutti i candidati della Cdl alla presidenza delle Regioni.

L'interpretazione più logica è che Formigoni stia preparando il terreno per una ritirata il più possibile dignitosa. Lo si desume da interventi e interviste concesse nelle ultime ore. «Sto cercando - dice il Governatore al Gr Rai - di capire bene il contenuto di questo accordo, perché alcune liste elettorali sarebbero state approvate in quanto capaci di portare valore aggiunto alla coalizione. La nostra, in Lombardia, di valore aggiunto ne porta certamente, e consistente: non sarebbe bello dare agli elettori due pesi e due misure diversi, e quindi quando avrò capito bene credo che sarà possibile per me chiedere una deroga». Formigoni manifesta «disagio» per le resistenze incontrate tra gli alleati, ma non prende in considerazione l'eventualità di una lista civica senza il suo nome. «No - spiega - perché la nostra è un'idea forte di allargamento della Cdl a settori politici e culturali diversi». Rassicura chi gli attribuisce ambizioni su Palazzo Chigi: «Se fosse vero questo - osserva il Governatore - non mi candiderei per la terza volta ad essere presidente di Regione, ma aspetterei un anno e mi candiderei nel 2006. No, queste sono favole. Formigoni vuole, in Lombardia a partire dalla Lombardia, realizzare un progetto di allargamento della Cdl, di cui dentro la Cdl parliamo da anni».

Il ragionamento non commuove i leghisti, che dopo il summit di mercoledì hanno visto il loro «veto» alle liste personali trasformato in un «divieto» da parte dei vertici della coalizione e del Cavaliere in particolare. Ma i termini della proposta del Cavaliere a Formigoni non entusiasmano neppure gli altri alleati. Mentre l'ingresso del Governatore nella Consulta nazionale di Fi e la promessa di aver voce in capitolo sulle candidature per le politiche sono un affare interno del partito berlusconiano, non si può dire lo stesso delle due clausole più pesanti: l'impegno a far scrivere «per Formigoni» nei simboli dei partiti dell'alleanza e il diritto di riempire il listino del presidente con sedici nomi di specchiata fede formigoniana. Tanto più che, pur davanti a queste generose condizioni, il presidente della Lombardia continua a parlare di «deroga» e di lista «personale» e non civica. «Capisco - dice il segretario del nuovo Psi, Gianni De Michelis - gli argomenti di Formigoni per allargare la Cdl e recuperare le forze riformiste, ma le liste personali ritengo siano sbagliate.

Se questa logica del liberismo viene tradotta Regione per Regione, allora è la sconfitta della democrazia almeno per come la intendiamo noi». Per il vicepresidente vicario di An, Ignazio La Russa, si può e si deve «andare oltre il Polo», secondo la nota formula di Pinuccio Tatarella, «nel rispetto di valori e programmi». Il come, però, lo stabiliscono insieme gli alleati. «L'importante è l'allargamento - dice ancora La Russa - che lo si ottenga con una lista del Governatore o con altri sistemi. Questo è un problema devoluto alle decisioni del presidente del Consiglio e dei partiti, così come abbiamo deciso nel vertice di maggioranza». Comunque La Russa comunica che «probabilmente martedì verranno ufficializzati tutti i nomi» dei candidati della Cdl alla presidenza delle Regioni. Entro quel giorno, insomma, il balletto sulle liste dei presidenti deve finire. Rispetto al «caso Formigoni», ha contorni meno problematici la lista varata dal pugliese Raffaele Fitto, che non porterà il suo nome ed è destinata ad aggregare personalità esterne alla Cdl. A nome di An, Alfredo Mantovano chiede «chiarezza» sull'identità dei candidati. Ma la sensazione è che l'intesa sia a portata di mano.


    

 

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