ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


Interventi sulla stampa

 

Articolo pubblicato su GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO Venerdì 24 maggio 2002

Valentino Losito


domenica al voto
Solo due candidati: disputano dopodomani la finalissima per la poltrona di sindaco

 

La sfida «barocca» di Lecce
Il magistrato dell'Ulivo all'assalto della «lady di ferro» del Polo


LECCE Questa è davvero una città «inconsueta» che ha «il cuore barocco» come diceva mons. Michele Mincuzzi, vescovo amato e ancora rimpianto. Guai a volerne scrutare le vie del consenso elettorale con la pretesa di ricavarne certezze. Nel '95, ad esempio, la moderatissima Lecce scelse, a sorpresa, come suo sindaco il socialista Stefano Salvemini. Questa volta a contendersi la poltronissima di Palazzo Carafa sono solo in due: lei, Adriana Poli Bortone, sindaco uscente, la «lady di ferro» della Casa delle libertà e lui, Alberto Maritati, lo sfidante, il «magistrato d'assalto» dell'Ulivo in cerca di riscossa. Negli ultimi giorni di campagna elettorale, la grazia spontanea dei leccesi, che come il barocco «non è un graziosità educata - ha scritto Ernesto Alvino, l'esponente più rappresentativo del fascismo locale - ma un abito saputo indossare» ha lasciato il posto a qualche cattiveria di troppo e la sciabola ha sostituito il fioretto.

L'ULTIMO DUELLO

Tutto è nato dalle uova marce lanciate lunedì pomeriggio contro la Poli Bortone e dalle gomme tagliate alla sua auto nella zona «167/B». Il sindaco prova a minimizzare parlando dell'opera «di qualche bulletto di periferia» ma poi aggiunge che questo «è anche il frutto dei veleni messi in giro dall'altra parte». «Ma quali veleni, questa è l'ennesima invenzione strategica della Poli Bortone» replica Maritati che contrattacca accusando il sindaco e i suoi assessori «di aver partecipato in questi giorni a troppe inaugurazioni, di aver posto troppe prime pietre e di aver tagliato troppi nastri» e ha scritto al Prefetto parlando di «sistematica violazione della legge». «Abbiamo tagliato nastri per quattro anni e continueremo a tagliarli - risponde il sindaco - ma questa è la migliore conferma che abbiamo lavorato per la città. Vedo piuttosto che il senatore Maritati ha promesso 1000 posti di lavoro. Bene, potrebbe farsi assumere da Berlusconi come consulente». «Di consulenze s' intende bene il sindaco - controbatte Maritati - visto che ha speso miliardi per incarichi dati senza regole. Io dico che ha violato la legge, ma lei non dice che non è vero, dice che queste sono volgarità politiche». «Guardi - replica la Poli Bortone - i comunisti, da Gramsci in poi, abbiamo imparato a conoscerli, la criminalizzazione dell'avversario fa parte integrante della loro cultura politica». Insomma uno scontro che stasera vedrà bruciare gli ultimi fuochi e che non ha entusiasmato più di tanto la sofisticata borghesia leccese.

I CATTOLICI

Anche la Chiesa, almeno ufficialmente, ha scelto un profilo basso. L'arcivescovo mons. Ruppi, in questi giorni impegnato a Roma nei lavori della Conferenza episcopale ha chiesto ai sacerdoti - come spiega don Cesare Lodeserto - il più totale silenzio, il più assoluto distacco dalla campagna elettorale e la massima equidistanza dalle parti. E li ha invitati a non mettere a disposizione di nessun candidato e di nessuna forza politica le strutture parrocchiali. Su uno degli ultimi numeri dell' Ora del Salento, periodico vicino alla Curia, il professor Nicola Paparella ha scritto che «i cattolici saranno anche sparpagliati, ma hanno la memoria lunga. Sanno quali sono state le posizioni dei diversi consiglieri uscenti, quando si è trattato di discutere di questioni di grande rilevanza morale».

LA PARTITA

La Poli Bortone, fiera della sua identità di destra in un città che ha intitolato una strada a Giorgio Almirante, resta la grande favorita. Nel 1998 fu eletta con il 53,78% di voti, quasi dieci punti in più del suo avversario, il socialista Stefano Salvemini, sindaco uscente. Non vuole sentir parlare di plebiscito «anche perché, oltretutto, non è un termine democratico, ma è chiaro che mi aspetto qualche punto in più dell'altra volta, come riconoscimento per il lavoro svolto». Ma Maritati non è uomo che si arrende facilmente. «La partita è apertissima - dice - il sindaco non canti vittoria». L'ex sottosegretario è candidato altrettanto pretigioso e ha già ottenuto il risultato importante di unire il centrosinistra. E' sostenuto da uno schieramento che va dall'Udeur a Bertinotti «perché - come spiega Claudio Maci, candidato di Rifondazione - ha accettato alcuni punti fondamentali del nostro programma». Nel centrosinistra la neonata Margherita pensa al sorpasso nei confronti dei Ds. «Sì, puntiamo ad essere la prima forza del centrosinistra - dice il coordinatore provinciale Gigi Nestola - ma ovviamente in un clima di reciproco vantaggio e nell'ambito di una crescita complessiva della coalizione». «L'aspirazione della Margherita è legittima - replica il capogruppo dei Ds in consiglio regionale Sandro Frisullo - c' è una sana competizione, ma sono convinto che noi terremo le posizioni confermandoci forza centrale dell'Ulivo». Tra i Ds è candidato anche Pino De Gaetano, presidente dell'associazione «La Tettoia» che raduna molti dei venditori ambulanti a posto fisso fortemente irritati con il sindaco. Dopo l'abbattimento dello sconcio capannone che ospitava il vecchio mercato nel centro della città non è stata realizzata una nuova struttura ma si è avuto il decentramento nei piccoli mercati di periferia «con la conseguenza - dice De Gaetano - che noi abbiamo visto più che dimezzati i nostri incassi ed è stato tolto un servizio agli abitanti del centro» Quello del mercato è uno dei problemi, con il traffico, la casa e i servizi pubblici soprattutto nelle periferie, che il nuovo sindaco dovrà affrontare. Per non dire del piano per il commercio voluto dall'assessore di An, Fausto Giancane ma sul quale Forza Italia ha chiesto una pausa di riflessione.

LA NUOVA GIUNTA

Gli osservatori politici cittadini aspettano di leggere con curiosità i «numeri» del risultato elettorale. Se la Poli Bortone sarà rieletta, avrà quei punti in più che si aspetta? E quali saranno i rapporti tra Forza Italia e Alleanza Nazionale? Non c'è dubbio - si dice in città - che Forza Italia, cioè il governatore Raffaele Fitto, vorrà contare di più nell'amministrazione locale. Il gruppo consiliare «azzurro» dagli iniziali 5 componenti è diventato quello più numeroso (14) proprio per l'arrivo degli uomini del Cdl, il gruppo di Fitto confluito in Forza Italia. I bene informati dicono che oltre alla carica di vicesindaco, Forza Italia chiederà tre assessorati «pesanti»: urbanistica, lavori pubblici e commercio. Ma per la Poli Bortone i problemi potrebbero venire anche dall'interno del suo partito, Alleanza Nazionale, anche se gli interessati smentiscono. Il sindaco, con il presidente del consiglio regionale Mario De Cristofaro e l'on. Lisi costituisce l'asse che ha perso il recente congresso provinciale di An, battuto dalla triade guidata dal sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano e che comprende i consiglieri regionali Congedo e Tundo.

IL PARTITO DEL SINDACO

Non a caso in questi anni di governo a Palazzo Carafa il sindaco ha creato una giunta composta in gran parte di fedelissimi, alcuni dei quali hanno poi avuto dei problemi con i rispettivi partiti di provenienza. Chi prova a chiedere alla Poli Bortone se c'è dunque un «partito del sindaco» lei risponde che «il partito del sindaco è la gente», ma è un fatto che l'assessore Antonio Capone ha rotto con Forza Italia e ha dato vita alla lista civica «Più Forza per Lecce», che l'assessore Ennio De Leo non è più in An e si candida nelle liste dei moderati di centro dell'Udc e che l'avvocato Francesca Conte, vicinissima al sindaco, non è stata riconfermata da Forza Italia e ha creato la lista «Con te per Lecce». A differenza di Maritati , che ha già fatto i primi nomi della sua squadra, la Poli Bortone ha solo fatto sapere che nominerà 12 assessori e non i 14 pur previsti dallo Statuto.

LO SCONTRO NEL POLO

A giudizio del sottosegretario Mantovano per la Poli Bortone si profila «un successo tranquillo» quanto agli equilibri in giunta «lasciamo che ora si esprimano gli elettori. La legge assegna questa scelta al sindaco che poi ne risponde all'elettorato. E' chiaro che bisognerà trovare un punto di incontro tra la forza elettorale dei partiti e le esigenze di funzionalità della giunta». Ma Raffaele Baldassarre, coordinatore provinciale di Forza Italia fa sapere che «pur felici e consapevoli dell'autorevolezza del sindaco, noi vogliamo essere coinvolti sempre e a pieno titolo nelle scelte che riguardano la città».

LE PERIFERIE

L'ago della bilancia potrebbero essere i voti delle periferie, quelle zone popolari dove nel '98 la Poli Bortone (che prevalse su Salvemini in 115 sezioni su 140) raccolse un vasto consenso. «Non servono sindaci sceriffi - dice Maritati - la difesa dell'ordine pubblico spetta a polizia e carabinieri, al Comune tocca recuperare questi quartieri che negli ultimi anni sono stati occupati con il clientelismo».

I NUOVI SOGGETTI SOCIALI

Un contributo alla riflessione sul futuro di Lecce arriva dal mondo della cultura. «Questa città- dice il professor Mario Signore, ordinario di filosofia morale all'Università - ha bisogno di una visione più complessiva dei suoi problemi, ad iniziare dalle due nuove realtà che sono rappresentate dagli studenti universitari e dagli immigrati. Ormai abbiamo 30mila giovani che studiano da noi e che chiedono cittadinanza. Senza perdere la tradizione dei suoi valori civili e morali Lecce deve diventare una città compiutamente moderna ad iniziare dalla qualità dei servizi. Poi - continua Signore - c'è la questione degli immigrati su cui anche importante avviare una seria riflessione, serve un atteggiamento di grande attenzione. La tendenza della città è quella a chiudersi, gelosa del suo tratto aristocratico e della sua specificità culturale. Anche l'atteggiamento della giunta uscente mi è sembrato - su questo punto - chiuso e disattento. Bisogna capire che studenti ed immigrati non sono un problema ma una risorsa per una città che voglia coniugare storia e futuro. Gli altri, i diversi, i lontani non vanno guardati con sospetto. Sono invece una straordinaria occasione di crescita, di contaminazione culturale». Domenica si vota ed è già spareggio. Non ci saranno appelli per la «ledy di ferro» e il «magistrato d'assalto» i «carissimi nemici» che vogliono conquistare il «cuore barocco» della gentile Lecce.

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