ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


Interventi sulla stampa

 

Articolo pubblicato su IL FOGLIO
(Sezione: ANNO X NUMERO 14 -           PRIMA PAGINA)
Martedì 18 GENNAIO 2005

 

 

 

 Il caso Vendola

Sospetti e accuse tra Quercia e Margherita. Fassino non crede ai Ds nella morsa Prodi-Bertinotti


 

Bari. Per il momento ha vinto la sorpresa. La vittoria di Nichi Vendola era inattesa, ma è iscritta nel carattere della regione in cui le primarie hanno scosso il centrosinistra. E’ vero che Vendola non avrebbe mai vinto se i Ds non avessero commesso gli errori dei mesi scorsi, se non avessero traccheggiato sui nomi, se non avessero dato la sensazione di privilegiare il caporalato come misura della tattica politica. Ma la questione sorprendente è che il caso pugliese dà una chance a una sinistra radicale, che però sta dentro le istituzioni; alternativa ma non girotondista; diversa, irredenta, irregolare, ma per bene.

Ma perché proprio in Puglia? Perché gli individualisti pugliesi – che amano il bene comune per il riflesso che ha sul proprio bene – sono anche abituati alla passione politica che ha prodotto una scuola di classe dirigente: Giuseppe Di Vittorio, Aldo Moro, Araldo di Crollalanza, i due arcinemici socialisti Rino Formica e Claudio Signorile; poi in tempi più recenti Pinuccio Tatarella, Alfredo Mantovano, Rocco Buttiglione e i pugliesi adottivi Marco Follini e Massimo D’Alema. Una passione politica in cui la partecipazione è un elemento fondante della vita comunitaria. Lo è stata anche questa volta: ottantamila persone in fila. Raffaele Fitto ha detto: “sono solo il tre per cento degli aventi diritto al voto, e molti meno della somma degli iscritti ai partiti del centrosinistra”. Ma sono anche quasi l’otto-dieci per cento dei voti del centrosinistra. Nichi Vendola li ha convinti un po’ perché ha saputo mettere in moto la militanza – suggestionando anche una parte dei quadri dei partiti alleati che avevano vissuto la candidatura di Antonio Boccia come un’imposizione – un po’ approfittando del fatto che l’opinione pubblica di sinistra troppo spesso in queste settimane si era chiesta “Boccia chi?”.

Per Fitto è una vittoria o una sconfitta? In apparenza il presidente uscente si sente più sicuro nello scontro con un irregolare. Ma lui stesso sospetta che il duello con Vendola sarà giocato all’antica. Tutti e due cresciuti secondo le regole della tradizione: un vecchio democristiano contro un vecchio comunista, entrambi molto legati al territorio: capaci di batterlo palmo a palmo, di fermarsi in ogni paese, “di non sgommare mai con la macchina”, come dice un amico di entrambi, di dare a tutti il numero dei loro telefonini e a tutti di rispondere. Com’era una volta.



 

 

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