ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


Interventi sulla stampa

 

Articolo pubblicato su CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
(Sezione: PRIMO PIANO    Pag.   3  )
Mercoledì 18 Dicembre 2002

Salvatore Avitabile

 

«Ruppi, basta con il meridionalismo piagnone»

Il sottosegretario all’Interno Mantovano polemizza con il presidente dei vescovi pugliesi: «Il presule spara nel mucchio»


 

LECCE — L’intervista rilasciata ieri al «Corriere del Mezzogiorno» da monsignor Cosmo Francesco Ruppi, arcivescovo metropolita di Lecce e presidente della conferenza episcopale pugliese, proprio non gli è piaciuta. Al capo dei vescovi di Puglia contesta soprattutto le considerazioni sul Gay Pride che si svolgerà a Bari nel 2003 (apprezzate però dal presidente onorario dell’Arci Gay Franco Grillini che ieri ha affidato la sua «soddisfazione» a una nota di agenzia, ndr) e l’accusa di insensibilità rivolta ai politici per le problematiche occupazionali e sociali che riguardano la Puglia. «Voglio fare una premessa. Massimo rispetto per monsignor Ruppi ma ha parlato da politico ed io replico da politico - afferma deciso il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano - La mia replica è legittima. La mia non è nessuna rivendicazione autonoma morale del cristiano rispetto al pastore. Mi chiedo: perché ha sparato nel mucchio?».

Onorevole, perché non ha gradito le dichiarazioni di monsignor Ruppi sull’insensibilità dei politici nei confronti delle problematiche sociali?.
«Io non ho mai trascurato il Salento e la Puglia. Penso ai programmi che in questi mesi abbiamo realizzato per il lavoro e la sicurezza. E mi riferisco in modo particolare ai fondi stanziati dallo Stato per sostenere quegli imprenditori che hanno denunciato gli estorsori. Grazie a questi fondi nel Salento c’è chi ha riaperto la propria azienda. Meno criminalità, migliori condizioni di sicurezza per gli imprenditori. E poi con la legge Bossi-Fini garantiremo condizioni umane per gli immigrati che lavorano regolarmente in Italia. E lo stesso monsignor Ruppi, durante la visita del vicepremier Gianfranco Fini al centro d’accoglienza di San Foca, ha riconosciuto l’umanizzazione della legge».

Lei è pronto anche a fare degli esempi concreti del suo impegno per lo sviluppo occupazionale del Salento?
«Certo. Voglio ricordare che la questione degli ex Lsu è stata risolta dal governo con una apposita previsione di bilancio nella legge finanziaria in via di approvazione. La vertenza Gum-Cedi Puglia è stata avviata a soluzione grazie all’impegno quotidiano profuso dal ministero del Lavoro che ha indotto i protagonisti (da ultimo i 13 istituti di credito interessati) ad assumere le loro responsabilità attorno ad un tavolo: la soddisfazione espressa dai sindacati nella riunione di mercoledì scorso conferma la bontà dell’azione svolta. La vertenza Adelchi dipende molto dalle scelte aziendali del titolare, ma ha conosciuto un richiamo alla serietà a seguito di una riunione convocata alla prefettura di Lecce, che ha fatto rivedere soluzioni drastiche e licenziamenti di massa».

Monsignor Ruppi ha contestato anche le polemiche divampate sull’organizzazione del Gay Pride di Bari. Per il presule tutti i polveroni sono sempre pericolosi perché creano confusione, incertezza e guasti. Lei in questi mesi ha attaccato frontalmente la decisione del presidente della Regione Puglia, Raffaele Fitto, di concedere il patrocinio a questa manifestazione. Non ha gradito l’atto di accusa di monsignor Ruppi?
«Il confronto sul Gay Pride si è sempre svolto nell’assoluta correttezza. Gli scambi di opinioni sono stati leali. Non lo nego, le considerazioni di monsignor Ruppi mi hanno sorpreso. Quando il Gay Pride fu organizzato a Roma nel 2000, ricordo che all’epoca il vescovo ausiliare della capitale, monsignor Rino Fisichella, arrivò ad ipotizzare una sospensione del Giubileo, in segno di protesta contro l’oltraggio alla religione arrecato dalla manifestazione che non veniva visto come una mera manifestazione di rispettabili opinioni. Eppure nel 2000 il problema era sullo stesso svolgimento della manifestazione, mentre oggi è sulla sua condivisione mediante patrocinio da parte della Regione. In Parlamento il Papa ha messo in uardia la democrazia senza valore che finisce per tradursi in totalitarismo di fatto. Nell’intervista rilasciata al suo giornale monsignor Ruppi, rivolgendosi a don Angelo Cassano, afferma che ogni sacerdote prima di parlare deve adeguatamente documentarsi su quello che dice. Ogni sacerdote e, se mi è consentito, ogni vescovo».

Monsignor Ruppi ha anche bocciato la devolution. Per il capo dei vescovi di Puglia scuola e polizia debbono essere sempre gestiti dallo Stato mentre per la sanità, competenza già di fatto assegnata alle Regioni, lo Stato dovrebbe fornire più fondi alle amministrazioni locali. Fatta così la devolution, secondo Ruppi, rischia di penalizzare le regioni povere del Sud.
«Basta con le lacrime, basta con il meridionalismo piagnone. La devolution non è più devastante del titolo V . Due anni fa la riforma voluta dalla sinistra passò alla Camera per soli quattro voti. Da parte della Chiesa non c’è stata mai nessuna levata di scudi. La devolution punta a rettificare le storture del titolo V. E non è detto che devoluzione voglia dire spezzettamento. Non è detto che polizia locale voglia dire polizia regionale. Per quanto riguarda la scuola non mi sembra di cogliere novità sconvolgenti. La devolution ha l’obiettivo di migliorare il coordinamento tra Regione e Stato e tra Regione ed autorità territoriali locali. Ma questa riforma dovrà ancora essere approfondita alla Camera. Per quanto riguarda la sanità sono d’accordo con monsignor Ruppi. E dico di più: Lecce ha bisogno del polo oncologico salentino che è una cattedrale nel deserto. E’ una assoluta necessità per il Salento visto che la provincia di Lecce è al primo posto per l’incremento delle patologie tumorali. Forse ci si poteva attendere uno slancio dal piano di riordino ospedaliero varato dalla Regione».

Ruppi accusa gli storici di parte che hanno scritto i libri di testo di storia ma non accetta una commissione di censura. E’ d’accordo?
«Il problema esiste perché non si possono negare distorte presentazioni di vicende storiche o l’omissione di fatti. In diversi casi l’obiettività della ricerca storica non esiste. Per esempio la sinistra nega gli orrori del comunismo. E contesto il processo di crocifissione nei confronti di Antonio Socci. Mi piace per esempio l’idea di Giuliano Ferrara di organizzare una trasmissione sull’argomento con la presenza di Michele Santoro e di Antonio Socci».

Sull’Acquedotto pugliese, secondo Ruppi, la Puglia deve stringere accordi con le regioni confinanti per il reperimento dell’acqua. Condivide?
«E’ un problema tecnico e politico che esula dalla mia competenza. Spero che si risolva per il bene della Puglia».


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