ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


Interventi sulla stampa

 

Articolo pubblicato su GIORNALE DI BRESCIA
(Sezione:             Pag.     )
Martedì 27 gennaio 2004

 

L’organo di autogoverno pronto a una nuova iniziativa a difesa dei magistrati dopo le accuse di Berlusconi

 

Giustizia, scontro all’interno del Csm

I giudici togati e i laici di centrosinistra contro i giudici laici della Casa delle Libertà

 


ROMA

È già scontro al Csm sulla pratica a tutela dei magistrati chiamati in causa dal presidente del Consiglio nel suo intervento alla manifestazione per il decennale di Forza Italia sottoscritta da tutti i 16 giudici togati e dai due giudici laici del centro-sinistra. I giudici laici della Cdl la ritengono un atto «politico». I promotori ribattono, sostenendo che si tratta di un’iniziativa legittima, visto che tra i compiti del Csm c’è la tutela dell’autonomia e dell’indipendenza dei magistrati. Il passo dei togati e laici del centro-sinistra fa discutere anche il mondo politico: la maggioranza l’attacca, mentre il centro-sinistra la difende.

E dal ministro della Giustizia Roberto Castelli, arriva l’invito a «fare meno polemiche» e piuttosto a pensare alle riforme. Il documento, che è stato presentato ieri sera al Comitato di presidenza di Palazzo dei Marescialli, è stato limato sino all’ultimo e contiene un’elencazione dei passaggi del discorso che Berlusconi ha fatto, riprendendo un articolo di Gianni Baget Bozzo, giudicati lesivi dell’onorabilità, dell’autonomia e dell’indipendenza dell’intera magistratura e in particolare dei pm di Mani Pulite. Tra gli altri quello sul fascismo («era stato meno odioso di questa burocrazia togata che usava la violenza in nome della giustizia») e sul giudice (unica figura definita «iniqua» dal Vangelo) e i riferimenti diretti ai pm di Milano, oltre che la considerazione ribadita della magistratura come «strumento di lotta politica». «Si tratta di affermazioni molto gravi, di fronte alle quali non potevamo tacere - spiega uno dei firmatari, il laico dei Ds Luigi Berlinguer, escludendo qualunque connotazione politica dell’iniziativa - Il Csm deve infatti tutelare la magistratura: l’ha fatto altre volte ed è giusto che lo faccia anche ora». «Se ad ogni dichiarazione di Berlusconi, Fini o Rutelli il Csm interviene con pratiche a tutela, assume un ruolo politico», ribatte Antonio Marotta (Udc) dal fronte dei laici della Cdl.

Secondo Giorgio Spangher (Forza Italia) l’iniziativa della pratica a tutela serve a «compattare la magistratura dopo l’approvazione al Senato della riforma dell’ordinamento giudiziario». «Bisogna fare meno polemiche e fare invece più riforme», dice il ministro della Giustizia, Roberto Castelli. Mentre il suo collega all’Ambiente Altero Matteoli avverte che «il Csm dovrebbe smettere di dare giudizi politici». Dall’opposizione Alfonso Pecoraro Scanio definisce l’intervento del Csm «un atto dovuto» e la responsabile Giustizia dei Ds Anna Finocchiaro sottolinea di non essere stupita dell’intervento del Csm, visto che «è l’unica risorsa istituzionale, non politica, legittimamente attivabile».

Il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano in relazione alle polemiche sorte dopo le ultime dichiarazioni di Berlusconi sulla magistratura ha detto di trovare «singolare che oggi ci sia questo stracciarsi le vesti di fronte alle dichiarazioni del presidente del Consiglio, quando in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario nel momento in cui ha iniziato a parlare in ogni distretto giudiziario il rappresentante del ministro della Giustizia, i magistrati dell’Anm si sono alzati e sono usciti dall’aula». Quanto alla riforma della giustizia Mantovano ha sostenuto che «u na delle esigenze che è alla base della riforma dell’ ordinamento giudiziario è la verifica della professionalità e della preparazione tecnica. Si può discutere su quante verifiche fare - annota Mantovano - ma io ho l’ impressione che l’ opposizione sia nei confronti del meccanismo delle verifiche, e ho l’impressione che si voglia che un magistrato che può entrare in servizio a 25 anni e andare in pensione a 75, e durante questo tempo comminare ergastoli o decidere la vita delle persone, viva questi 50 anni senza che vi sia mai un solo momento di verifica». «Comincio a credere - ha concluso - che abbia ragione un mio vecchio amico che dice che in magistratura si entra uditori e si esce sordi».

 

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