ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


Interventi sulla stampa

 

Articolo pubblicato su Avvenire
(Sezione:  PRIMO PIANO  Pag.  3   )
Sabato 21 Giugno 2003

(r.r.) ;

Il nostro Paese non è l'America dei rifugiati


 

Da Roma

Sono quasi 10mila i rifugiati in Italia (cifra che non include i minori, i riconosciuti tali prima del 1990, né coloro che hanno ottenuto lo status di protezione umanitaria). E l'Italia - fa sapere l'Unhcr (o Acnur, Alto Commissariato Onu per i rifugiati) - presenta cifre molto basse, in termini sia assoluti che relativi, rispetto ad altri Paesi della Ue. La Germania, ad esempio, ospita oltre 900mila rifugiati (11 ogni 1.000 abitanti), i Paesi Bassi, Regno Unito e Svezia circa 150mila, mentre in Italia la percentuale è 0,16 ogni 1.000 abitanti.

Il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, partecipando ieri a Roma alla celebrazione della Giornata mondiale del rifugiato, ha fornito ancora altri numeri: dal gennaio 1990 all'aprile 2003 sono state proposte 122.094 richieste di asilo, 10.743 sono state riconosciute e 99.614 respinte, mentre 8.928 sono in attesa di definizione. Al primo posto nelle richieste si colloca la ex-Jugoslavia con la Bosnia e il Kosovo, seguite da Iraq, Albania e Turchia. Per quel che riguarda i curdi, la commissione centrale ha esaminato nel primo semestre dell'anno 1.280 domande di asilo e riconosciuto lo status di rifugiato a 98 richiedenti (l'80% di quelle respinte riguardano stranieri che non hanno completato la procedura rendendosi irreperibili). Mentre in 145 casi, la commissione, pur non rilevando i presupposti previsti dalla Convenzione di Ginevra, ha dato parere favorevole alle questure per il rilascio di permessi di soggiorno a carattere umanitario.

Per affrontare l'immigrazione - ha detto Mantovano - il primo e imprescindibile punto è un «approccio comune» con «regole e norme europee che prevedano interventi a medio e lungo termine e che, quindi, vadano oltre l'emergenza, coinvolgendo tutta l'Ue». Ma fondamentale è anche «la gestione integrata delle frontiere esterne». Gestione integrata che sarà «al centro del semestre italiano» e che è stata seriamente affrontata al vertice di Salonicco. Ponendo finalmente all'ordine del giorno, ha ricordato Mantovano, la creazione di «una struttura operativa permanente quale primo passo per una polizia europea di frontiera». Ma l'incremento dell'eurocooperazione per contrastare l'immigrazione clandestina, ha aggiunto il sottosegretario, «non può essere sostenuto senza un adeguato sostegno finanziario da parte dell'Ue». Tanto più che «non bisogna fermare le carrette del mare e i gommoni, ma impedirgli di partire».

E quindi sono fondamentali gli accordi bilaterali, come quello firmato tra Italia e Albania (che «ha drasticamente ridotto gli arrivi dall'altra sponda dell'Adriatico»), che «vanno riprodotti a livello europeo perché «avere come partner non l'Italia o la Germania o la Gran Bretagna, che pure sono Paesi significativi, ma l'Ue nel suo insieme, ha un senso incomparabilmente diverso e vincola in modo ancora più stringente il Paese extraeuropeo con il quale si collabora».


 

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