ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


Interventi sulla stampa

 

Articolo pubblicato su Avvenire
(Sezione: Oggi Italia       Pag.     )
Giovedi 18 maggio 2006

Da Milano Paolo Viana

 

 

 «Mai dire pacs» Derby di governo


 

Mai dire pacs. La toppa ce l'ha messa il ministro Rosy Bindi, ma il primo strappo nel governo Prodi ormai si era consumato. Quando, nel tardo pomeriggio di ieri, l'esponente della Margherita, già fondatrice del Ppi, già parlamentare nella Dc, ma soprattutto neoministro della famiglia, ha chiesto di non usare più la parola «pacs» era ormai chiaro che nel governo c'è chi considera il riconoscimento dei diritti civili individuali nelle unioni di fatto solo il primo passo verso i patti di convivenza e chi invece li considera proprio l'ultimo, cioè un'estrema concessione oltre la quale non si va.

Lo strappo dei «pacs» nasce dall'avvertimento di Bertinotti, che martedì sera, con Prodi ancora sulla soglia di Palazzo Chigi, ha sostenuto su questo tema un'interpretazione «estensiva» del programma dell'Unione, ripresa ieri dal neoministro per le pari opportunità, la diessina Barbara Pollastrini: «Sono convinta - ha dichiarato - che sul tema delle unioni civili si debba andare avanti con determinazione» pochi minuti dopo aver prestato giuramento al Quirinale, aggiungendo che «è un atto di serietà e di saggezza il rispetto dei diritti di tutti, non solo dei singoli ma anche delle coppie di fatto».

«Chi crede nella famiglia - ha aggiunto - deve mettere al centro la persona. Rispettando i diritti di tutti si costruisce la coesione». A stretto giro di posta è arrivata la risposta della Bindi: «Sui pacs, più che vigilare - ha sottolineato l'ex ministro della Sanità - occorre riflettere tutti insieme. Ci caratterizzeremo come un governo che fa politica per la tutela delle famiglie italiane, che, come dice la Costituzione, è l'unione tra un uomo e una donna, anche se, all'interno di queste politiche, possiamo anche regolare civilmente i rapporti di diritti e di doveri di altre forme di convivenza». Il neoministro della famiglia si è resa conto della gravità della polemica e ha intimato l'alt a qualsiasi altra invasione di campo: «La parola pacs è meglio non utilizzarla».

Il ping pong ha però il sapore di un duello ancora aperto. Sia perché se l'esternazione di Bertinotti, pur riprovevole nei confronti di benedetto XVI poteva anche essere letta come un avvertimento a Prodi, l'affondo della Pollastrini, esponente di punta del Botteghino e del femminismo postcomunista, recentemente protagonista del referendum contro la legge 40, autorizza a parlare di un asse pro-pacs che parte dal Prc e arriva ai Ds passando per il Pdci. Con Marco Rizzo il Pdci si è spinto ad accusare la gerarchia ecclesiastica di «mettere in discussione l'autonomia e la laicità dello Stato». Così ribattendo alla senatrice dell'Ulivo Paola Binetti che ancora ieri ha sottolineato che «valorizzare la famiglia è obiettivo primario del programma dell'Unione. È per questo che un'ampia parte dell'opinione pubblica si stupisce del fatto che, proprio dalle file del centrosinistra, si parli con frequenza di pacs, non previsti dal programma e non identificabili a nessun titolo con quella tutela dei diritti individuali a cui invece il programma fa riferimento». Per l'ex presidente di Scienza & Vita le dichiarazioni di Bertinotti del giorno prima sono il frutto di una sorta di «vacanza istituzionale».

Sulla ferita della maggioranza non è mancato il sale del centrodestra. Se Mantovano di An parla di «okkupazione» delle istituzioni da parte di Bertinotti e della sinistra radicale, se l'ex presidente della Camera Casini si dice preoccupato per i valori dell'identità cristiana del Paese, la forzista Isabella Bertolini ne ha chiesto conto al premier: «Prodi è d'accordo con Bertinotti sui pacs?»


    

 

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