ALFREDO MANTOVANO
SOTTOSEGRETARIO DI STATO
MINISTERO DELL'INTERNO

 


Interventi sulla stampa

 

Articolo pubblicato su Avanti
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Giovedì, 16 Dicembre 2004

 

CENTRODESTRA E CENTROSINISTRA ALLE PRESE CON LE CANDIDATURE PER LE ELEZIONI DI APRILE

 

 Regionali, un travaglio bipartisan


 

Io posso battere Raffaele Fitto”, che “non è il più democristiano dei governatori del Sud” ma invece “la rappresentazione plastica di un moderno feudalesimo”, “un principe chiuso, autoritario”, incapace nell’arte della mediazione che era propria del “principe democristiano”, che invece era maestro “direi persino del confronto democratico”. Io vincerei perché “non c'è carcere o cella che io non conosca. Io non sarei il capo ma il fratello per moltissimi pugliesi”. Parole di Niki Vendola, intervistato oggi sulla Stampa. Autocandidatosi in Puglia, “candidato forte” secondo i suoi sostenitori, candidato che lascia perplessi i diessini ma anche gli altri partiti della Gad, che sono silenti. Solo Pecoraro si è schierato apertamente con lui. Il fatto è che neppure ci sarebbero pregiudiziali sul suo nome, e che comunque tutti ci tengono a dire che non c’entra nulla l’orientamento sessuale di Vendola medesimo, che infatti dice: “Se ci sono pregiudizi nei miei confronti, questi vengono da una lettura iperpoliticista piuttosto che da pregiudizi di altra natura”. Iperpoliticista vuol dire che un estremista perderebbe sicuramente.

Ma iperpoliticiste sono anche le letture interne al partito di Vendola, perché i membri della opposizione interna a Fausto Bertinotti lo dicono chiaramente: la candidatura di Niki Vendola alla presidenza della Puglia non è tanto per il bene della Puglia. Serve piuttosto a Bertinotti per non arrivare al congresso “a mani vuote” e serve a Prodi per far vincere il congresso a Bertinotti. Ieri molti davano per “quasi fatta” la cosa. Venerdì il nodo dovrebbe essere sciolto.

Analoghe le difficoltà per la Cdl, anche se altrettanto vicina dovrebbe essere la risoluzione dei problemi: “Entro la fine della settimana Berlusconi e Formigoni si incontreranno per risolvere definitivamente il problema della lista”, fa sapere il coordinatore milanese degli azzurri Maurizio Bernardo. “C’è necessità di stringere i tempi”, “siamo in piena campagna elettorale”, e dunque “è necessario fare chiarezza”.

La parola chiave in questo caso è “omogeneità”; traduzione: che quello che si chiede a Formigoni avvenga anche “in Liguria, Puglia e Lazio”. Non si capisce se deve essere Formigoni a rinunciare a presentare una lista con il suo nome, perché così faranno anche i candidati delle altre regioni, o se sarà il premier a prendere atto che - poiché sulla Lista Storace non potrà dire molto - anche Formigoni potrà fare la sua. E tuttavia il “guai alle liste personali dei governatori”, e il “chiunque dovesse imboccare quella strada non sarà candidato né di Forza Italia né della Cdl” il premier lo ha detto. Forse anche pensando ai sondaggi, che darebbero a una lista Formigoni il 14 per cento (voti in parte sottratti a Forza Italia?). Vero anche che Storace ha spiegato di non essere iscritto a Forza Italia, e che - se non avesse pensato a una sua lista - non sarebbe mai riuscito a far candidare, come ha fatto, un ex assessore del centrosinistra laziale.

Si tratta insomma, per Storace e per gli altri, di un “valore aggiunto”, di candidare persone “che non vogliono farlo con i partiti tradizionali”. Quindi quel 14 per cento non “toglierebbe”, ma “aggiungerebbe” consensi. E se Cossiga spiega che Berlusconi sbaglia a osteggiare le liste dei governatori, proprio facendo gli esempi di Formigoni e Fitto, che potrebbero proporre “proprie liste ottenendo suffragi di elettori confusi dalla incomprensibilità del programma di centrosinistra e dalle incertezze del centrodestra”, qualcun altro teme che il Governatore della Lombardia giochi in proprio più che per Forza Italia.

Forse la via di mezzo è quella individuata da Alfredo Mantovano, coordinatore pugliese di An oltre che sottosegretario all’Interno: l’importante è che le liste non siano “una sorta di riunione degli scontenti e dei delusi dei partiti che fanno parte della maggioranza di governo”. Se il premier potrà verificare le singole candidature prima della loro presentazione, potrà convincersi che davvero rappresentano un valore aggiunto per la coalizione. Se nemmeno questo bastasse vuol dire che ha deciso non regalare più nulla agli alleati, e di non perdere nemmeno un possibile voto per il suo partito. A quel punto il cerino rimarrà in mano a Formigoni e Fitto, oltre che a Storace, che dovranno decidere se andare avanti o no.

Per il centrosinistra le cose non vanno proprio bene. Lo confermano le dichiarazioni di Roberto Villetti dello Sdi, che appare preoccupato per la piega che sta prendendo la situazione in vista delle prossime elezioni regionali. La formula rilanciata dal vero leader della Margherita, Franco Marini, di presentare la lista unitaria part-time in sette regioni su 14 ha allarmato i piccoli partiti che, in vista del voto, andranno incontro a un probabile fallimento economico. Infatti, il leader dello Sdi, Enrico Boselli, ha obiettato al vertice che due campagne elettorali (per la lista unitaria e per lo Sdi) sarebbero difficili da sostenere. “Le varie formazioni del centrosinistra hanno espresso le posizioni che sono note.

Si tratta delle posizioni della Fed”, ha affermato Villetti in merito all’ipotesi ventilata di lista unica per le prossime regionali. “Le posizioni si sanno - sottolinea l’esponente dello Sdi -. Non è mai stato raggiunto un accordo su questo argomento. Quindi non c’è un disaccordo sulla lista unitaria. In realtà non c’è mai stato un accordo. I partiti della Fed hanno riconfermato le posizioni che hanno espresso fino a ora”. Sul ruolo della Margherita che si muoverebbe per frenare il progetto di lista unica, Villetti risponde che il partito sta “mantenendo la propria posizione” mentre sulle liste civiche il socialista afferma che durante il vertice sulla campagna elettorale “se ne è parlato solo marginalmente”.

Dopo l’appello di Prodi di sabato scorso contro le gelosie all’interno della coalizione Villetti risponde che lo schieramento “è in buona saluta e che in ogni caso lunedì prossimo si deciderà qualcosa sulla lista unica anche se il problema è che ci sono posizioni diverse” a causa della tesi sostenuta da Marini che vorrebbe, appunto, una lista congiunta in sette regioni su 14. Proposta che, se venisse mantenuta, per l’esponente dello Sdi farebbe “saltare la lista unitaria come scelta generalizzata”. “Nel corso del suo intervento, il segretario ha detto che è difficile fare una doppia campagna elettorale: una per le liste di partito e l’altra per la lista unitaria”, quindi per Villetti l’accordo ci sarà: “Lista unica in tutte le regioni”.


    

 

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